Missioland13 diario di bordo a distanza
Missionland 13
DIARIO DI BORDO A DISTANZA di Daniela
Carré, mercoledì 14 dicembre 2011 ore 13.42
Sembra impossibile, ma quando si ha fretta di arrivare a casa, i semafori, i bradipi al volante e pure la pioggerella si alleano perfidamente tra di loro.
Varco il portone di casa, stranamente spalancato, con l’ansia al di sopra il livello di soglia. Con mia grande sorpresa, trovo già i primi viaggiatori, Alberto, Guido e Antonio, tutti pimpanti e pronti alla partenza. Già, oggi è il fatidico giorno zero.
Capisco che ho fatto male i conti e mi rassegno all’idea di un inevitabile digiuno forzato. Non importa, non tutto il male vien per nuocere.
Dall’eccessiva dinamicità di Roberto, capisco che il capo è agitatissimo, soprattutto mentre risponde al telefono o quando scambia battute ad alta voce.
Nel giro di mezz’ora, il gruppo si riunisce al gran completo: i fratelli Paolo e Luisa Tonello con Lucia; al loro terzo viaggio con Missionland, Paolo Bortoletto e Lucio assieme a Nadia.
Dentro e fuori casa si percepisce una grande concitazione, la solita che precede ogni partenza. In sincronia con l’arrivo di Alessandro, i conducenti si mettono alla guida dei due camion 4x4 camperizzati e dei tre fuoristrada, iniziando così il conto alla rovescia.
Finché i motori si riscaldano, si passa all’immancabile quanto struggente rituale del saluto, manifestato con lo sfoggio di larghi sorrisi da parte dei viaggiatori, contrapposto all’ evidente difficoltà di celare il magone da coloro che rimangono.
Ad ogni modo, il momento del commiato diventa, almeno per me, quella circostanza in cui il pudore e l’affetto litigano per avere il sopravvento uno sull’altro , così che, per contenere le proprie emozioni, ci si nasconde dietro a marchingegni tecnologici con la scusa di dover immortalare quei fatidici istanti.
Nel vorticoso giro di saluti e nella confusione più totale, mi ritrovo a distribuire baci “a raffica” e a rinnovare più volte il commiato alla stessa persona.
Dopo aver creato un po’ di caos alla circolazione stradale, finalmente tutti i veicoli si immettono in strada, pronti ad iniziare il tredicesimo viaggio umanitario di Missionland.
Riesco a seguirli con lo sguardo fino alla grande curva, dopodiché…
dopodiché dovrò affidarmi alla mia immaginazione, ai ricordi, ai vecchi diari e ai messaggi che riceverò.
Salutati anche gli ultimi familiari rimasti lì, con la promessa di sentirci e magari anche di incontrarci, rientro in casa dove finalmente posso liberare, in piena solitudine, le mie emozioni.
Alle 19.30, dopo quasi sei ore, Roberto mi telefona per tranquillizzarmi che il convoglio è arrivato a Genova.
Ad attenderlo laggiù, il nostro amico Andrea, talmente efficiente da far parcheggiare in sicurezza i veicoli all’ interno del porto e condurre comodamente in albergo i nostri viaggiatori.
Grazie Andrea, straordinario e prezioso sostegno di Missionland!
Carré, giovedì 15 dicembre 2011
Conosco pochi dettagli sull’imbarco avvenuto in mattinata sulla Nave Excellent, ma dall’euforia percepita al telefono, capisco che tutto è andato bene.
Messaggio:“Alle 14.09 un sms di Roberto mi informa che in quel momento stanno partendo.
Presa dai miei impegni lavorativi, accolgo questa notizia con una certa tranquillità, ben sapendo che la traversata del Mediterraneo verso il Continente africano è il momento più rilassante, ma anche il più noioso di tutto il viaggio.
E’ quel lasso di tempo adatto ai componenti del gruppo per iniziare a conoscersi meglio, a tessere le prime relazioni e a scoprire i tratti del carattere di ciascuno.
Si adopera parte del tempo a disposizione per scrivere altre cartoline e contare quelle già compilate; a passeggiare qua e là, a perdersi nel confuso e identico intersecarsi di corridoi, ad incontrare altre persone, gran parte lavoratori marocchini che rientrano in patria, ma anche viaggiatori di diverse nazionalità; ad indovinare la provenienza di quest’ultimi … e tutto per ammazzare quel tempo senza fine al quale non siamo più abituati.
Molto spesso, durante l’attraversamento di questa grande chiazza blu, si fa amicizia naturalmente con la gente più disparata, grazie alla quale le interminabili serate si trasformano in piacevoli momenti.
E quando verso le 22.50 un sms mi augura la buona notte, capisco che la compagnia si è già ritirata nelle proprie cabine, generalmente caldissime e poco umidificate.
Carré, venerdì16 dicembre 2011
Alle 7.34 un graditissimo buongiorno mi giunge dal Mediterraneo.
Rispondo affettuosamente al saluto e corro al lavoro.
La giornata, prima uggiosa e piovosa in seguito, snocciola momenti davvero impegnativi . Ogni tanto il pensiero corre da loro, ormai lontani migliaia di chilometri da me. Sic!
Verso le 13 telefono proprio nel momento in cui la nave sta attraccando al porto di Barcellona.
Quando poi sento alla televisione, la notizia del rilascio dell’operatore di Emergency, rapito in agosto nel Sud Sudan, lo comunico a Roberto che mi risponde con un lunghissimo sms:
Messaggio:“Sì l’abbiamo sentito. Ora in nave c’è un sistema di telefonia che fa costare un capitale le chiamate. Il mare è incredibilmente mosso .
Abbiamo conosciuto una coppia australiana fantastica che fa il giramondo di professione. Ci hanno invitato da loro.
Abbiamo raccontato loro la nostra storia grazie al perfetto inglese di Ale (n.d.r Alessandro Dalle Carbonare) e ci hanno detto che la metteranno nel libro che scriveranno. Il loro sito è wilderness-agencies.com. au Non vediamo l’ora di arrivare. Continuo a ricevere messaggi di buon viaggio.
Come volevasi dimostrare!
Stranamente il telefono resta in silenzio per tutta la serata, ma alle 23.43 arriva finalmente l’sms del fine giornata:
Messaggio: Tutto ok. Per fortuna il mare si è un po’ calmato perché altrimenti sarebbe stata dura. Ci hanno informato che la nave partita oggi è dovuta tornare indietro perché nel golfo del leone il mare era forza 8. L’abbiamo scampata per un giorno !
Siamo in ritardo; ho parlato con i ragazzi e se le cose stanno così penso che sbarcheremo domani sera, forse proseguiremo e guideremo tutta la notte.
Domani decidiamo.
Accidenti!
Mentre leggo il messaggio di Roberto, sento un rumore violento di lamiere e mi accorgo che fuori si è alzato un ventaccio fortissimo da forza 8.
Siamo praticamente nella stessa barca…
Carré, sabato 17 dicembre 2011
Il vento si è calmato anche qui e ci restituisce un timido sole.
Messaggio:alle ore 8.40 il primo sms della giornata: “ Che notte! Non ti dico cosa c’è in giro per la nave. Ora il mare si è un po’ calmato”.
La giornata scorre lenta e stranamente tranquilla. Finalmente verso le 16.40 un nuovo messaggio:
Messaggio: “Noi stiamo arrivando; saremo in porto tra un’ora e poi che il signore ce la mandi buona”.
Già Tangeri resta sempre una grande incognita. Puoi attraversare dogana e polizia in un battibaleno, come rimanere fermo giorni se trovi il funzionario sbagliato nel momento sbagliato. Speriamo bene…
Durante la serata continuo a controllare il mio cellulare che non intende darmi alcun segnale. Comincio a preoccuparmi ed invio io un sms chiedendo se va tutto bene. La risposta è immediata: “Ancora no”.
Messaggio:Alle 22.41 ricevo un nuovo sms: ” Siamo ancora fermi in dogana un gran casino. Stiamo aspettando di fare lo scanner”.
Accidenti! Ma cosa vuol dire? Almeno i documenti sono già stati controllati?
Messaggio:Un’ora dopo Roberto mi scrive:”Il casino sono le armi . Ne hanno trovate. Fanno fare lo scanner ; non so per quanto ne avrò. Ai nostri ho detto di dormire e io sono qui nell’attesa che succeda qualcosa. I documenti li devono ancora vedere.
Speriamo bene…
In cuor mio mi auguro vivamente che l’efficientissima Ambasciata Italiana a Rabat, alla quale ci rivolgiamo prima di intraprendere ogni viaggio, sia riuscita a strappare l’autorizzazione all’Ufficio degli Esteri marocchino, in modo da riconoscere l’aspetto umanitario del nostro viaggio e quindi accelerare le pratiche doganali.
Per ottenere ciò, però, dobbiamo ringraziare Fraternità Missionaria onlus, Associazione certificata con la quale cooperiamo da parecchi anni.
Devo attendere le 03.30 per ricevere finalmente il messaggio tanto atteso:
Messaggio:”Siamo fuori Tutto ok. Grande. Un super bacio”
E vaiiiiii. Bentornato Missionland nel continente africano!
Carré, domenica 18 dicembre 2011
Messaggio: ore 10 “ Ripartiti dopo due ore di sonno. Abbiamo guidato fino alle 6 e poi dormito un po’, chi in tenda e chi in camion . Sono un po’ più rilassato. Ora siamo a Rabat…
Bello il Marocco! Definito dagli arabi Al-Maghreb al Aqsa, ovvero “l’estrema terra dove il sole tramonta”, il Marocco è un paese incantevole e pieno di risorse, ricchissimo di patrimonio culturale, dalle città imperiali a quelle medievali, dalle rovine romane alle kasbah berbere e agli splendidi monumenti islamici; per non parlare del diverso panorama che si presenta mano a mano che ci si spinge verso il sud.
Sembra che, grazie alla sua conformazione geografica, ad est le catene dell’Atlante e a sud il deserto dl Sahara, il Marocco sia rimasto in un certo senso al riparo dal resto del continente africano.
A noi è successo di correre in pieno deserto e scorgere a levante le suggestive cime innevate dell’Anti Atlante.
Messaggio:Verso le 19.00 ricevo un sms: “Stiamo arrivando ad Agadir. Poi ti chiamo”
Ed infatti verso le 20.15 squilla il cellulare… Che meraviglia!
Roberto mi racconta che a differenza degli anni precedenti, ora si arriva ad Agadir tramite l’autostrada, piuttosto cara visto che il transito che è costato 100 euro, ma comoda perché il convoglio è molto lento ed ha accumulato ritardo rispetto alla tabella di marcia; si deve raggiungere infatti Andrea Miliardi, un viaggiatore toscano che si trova già a Layounne con la sua moto e che, con ogni probabilità, incontrerà il nostro gruppo a Dakla.
Roberto è sollevato per il prezzo del carburante che risulta convenientissimo: 75 centesimi al litro!!!
Mi accenna ad un lieve problema meccanico (tappo dell’acqua)accaduto al Discovery di Lucio, ma prontamente risolto.
Sono alloggiati al solito Motel vicino all’Aeroporto, dove di solito pernottiamo quando siamo costretti a fermarci in quella strana città, così poco africana e troppo europea. Ad Agadir, infatti, vivono parecchi italiani, riconoscibili dalla lunga chioma ormai argentea raccolta in un sottile codino, che si sono trasferiti qui negli anni novanta, optando per un modo alternativo (leggi godereccio) alla vita imprenditoriale.
Mentre stiamo conversando, squilla il telefono di casa: è il nostro amico ciadiano Gilbert che mi informa di aver consegnato il nostro dono ad Ermanno Olmi, il quale l’ha molto apprezzato e ci ringrazia ancora per la stupenda serata trascorsa assieme.
Gilbert aggiunge che il grande regista vorrebbe avere vent’anni di meno per poter partecipare ad un nostro viaggio. Ne siamo davvero lusingati!
A tal proposito, ripenso a me, alla mia attuale situazione di passeggera immaginaria che, nonostante tutto, sto compiendo assieme a loro un viaggio a distanza.
Allora mi viene in mente una frase di Mark Twain che dice:
“Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.”
Parole sante!!! Da mettere in pratica oramai il prossimo anno…
Messaggio:Verso mezzanotte il tanto atteso messaggio affettuoso della buonanotte!
Sogni d’oro e un profondo riposo ristoratore a voi, autentici viaggiatori!
Carré, lunedì 19 dicembre 2011
Messaggio:Siamo partiti dopo una notte di meritato riposo. Sto bene .
Poi silenzio per tutto il giorno.
Per fortuna ricevo la gradita visita di Patrizia, la mamma di Ale; assieme ci gustiamo il caffè, conversando sul nostro passato di compagne di scuola e sul presente di genitrici.
Il lavoro mi tiene occupata tutto il tempo per cui non mi pesa assolutamente la mancanza di messaggi, ma quando il buio si accampa prepotentemente alle finestre, il mio pensiero diventa sempre più ricorrente e fisso. Allora, per togliermi un po’ d’ansia, invio a Roberto un paio di sms, chiedendo se va tutto bene o se ci sono problemi. Silenzio…
In questi momenti, tutto diventa difficile, a concentrarsi, a tenere la mente occupata, sia in attività domestiche, sia a rispondere alle numerose telefonate che chiedono se ci sono novità…anche scrivere il diario del giorno risulta laborioso.
Mentre mi chiedo se rileggere il mio vecchio diario possa servire a rinverdire i miei ricordi, il telefono di casa emette uno speranzoso segnale di vita; dall’altra parte del filo c’è Roberto che mi comunica di essere arrivato a Layounne, nell’ex Sahara spagnolo, ma sta parlando con un certo affanno perché il Magirus non è molto maneggevole, soprattutto se lo si guida attraverso strade trafficate e non molto ampie.
Aggiunge che sta seguendo un religioso spagnolo, trovato provvidenzialmente sulla loro strada e disponibile a dare ospitalità ai camion presso la sua missione.
Mi informa che il resto della compagnia ha deciso di alloggiare invece in un albergo.
La voce di Roberto tradisce un certo affaticamento, giustificato dai 700 km macinati durante il giorno e dal fastidioso harmattan, vento del deserto, insidioso per gli ammassi di sabbia che deposita lungo i cigli delle strade, in grado di far perdere il controllo del veicolo al conducente.
Roberto mi anticipa che domani ci sarà un nuovo “tappone” perché l’obiettivo è Dakla, estrema punta del Marocco in prossimità della frontiera con la Mauritania, mentre si augura che il gruppo sappia far fronte a tali fatiche con lo spirito adeguato.
Sembra un fiume in piena. Mi saluta con la promessa di fare un po’ il resoconto della giornata.
A mezzanotte e mezza lo squillo del telefono di casa mi sveglia di soprassalto: è Roberto che mi confessa candidamente di aver dimenticato la differenza di orario tra l’Italia e il Marocco e che ha voluto telefonare perché troppo stanco per scrivere; mi ripete più o meno il contenuto della precedente chiamata .
Eh sì, deve essere decisamente stanco !
Alla fine della conversazione ci auguriamo vicendevolmente una buonissima notte, ma ormai a me il sonno è passato.
Carré, martedì 20 dicembre 2011
Tutto tace fino a sera, quando Roberto mi informa del loro arrivo a Dakhla. Finalmente!
Messaggio: “Gli scenari sono sempre spettacolari. Da domani entriamo in Mauritania e non so come si comporterà il telefono, ma in qualche maniera farò.
Oggi abbiamo fatto le strategie per i prossimi giorni.
E’ stata una buona giornata anche se abbiamo dovuto intervenire con un gruppo, trapani e tutte attrezzature che disponiamo a sistemare tutte e due le roulotte perché il troppo carico le stava aprendo, ma abbiamo dimostrato una super efficienza . Abbiamo fatto tutti i controlli sotto la mia direzione e l’esperienza di Antonio, Guido e Paolo; Lucio e Nadia ai fornelli aiutati da tutti gli altri. C’è tanto vento. L’unica cosa che mi dà da pensare è che non si vede nessuno in giro nessun fuoristrada o turista a parte i soliti camper”.
Eh sì, è strano per davvero!
In questo tratto di strada che precede l’ultimo avamposto marocchino, a circa 300 km dalla frontiera mauritana, si incontravano solitamente corriere Kamikaze, camion pirata, fuoristrada militari super accessoriati con lunghissime antenne, rarissime autovetture, storici land rover di allevatori di bestiame ed una serie infinita di posti di controllo!
E’ vero che arrivare a Dakhla sembra di essere giunti alla fine del mondo, ma quando si sosta alla Plage Blanche, in orario di bassa marea, sembra di trovarsi a Mont Saint Michel. Qui, l’incomparabile panorama, la natura straordinaria e l’incredibile mescolanza di colori riescono ad incantare chiunque, al pari delle sirene di Ulisse, con la differenza, però, che tale sortilegio naturale consente ai viaggiatori di poter rientrare in sé per raccontare poi ciò che hanno potuto ammirare.
E sembra sia stato così anche per i componenti del gruppo.
Lucio, al suo terzo viaggio con Missionland, mi scrive:
Messaggio: “Grande emozione rifare questa parte del viaggio… Incredibile lo stupore nel viso di Nadia alla vista delle spiagge di Dakhla… mi ha abbracciato senza proferire parola…”
Ricordo che anch’io, pur ripetendo anno dopo anno il medesimo itinerario, ogni volta cedevo al fascino di tanta bellezza e, altresì, rimanevo contagiata da un’incontenibile quanto intensa emozione.
Ah, il potere della natura!
Alla stregua degli uccelli migratori, molti turisti europei, italiani compresi, vanno a svernare in tale posto incantevole, accampandosi con i loro camper in queste candide spiagge. Una o più volte la settimana si recano a Dakhla città per rifornirsi d’acqua, mentre fanno incetta di pesce freschissimo, barattandolo con indumenti usati o fuori moda. Clima mite, sole garantito, nessuna spesa di riscaldamento. Unico problema è lo smaltimento delle immondizie, in particolare la plastica.
Alla fine di marzo, per questi implumi migratori inizia il viaggio di ritorno verso il vecchio continente.
A Dakhla, tutto è magico, in particolare la notte!
Laggiù anche la cena assume una dimensione diversa.
Se rallegrata dal calore delle torce, illuminata da uno spropositato bagliore stellare, approntata ad un palpito dal mare e accarezzata da una lieve brezza, essa ha il potere straordinario di trasformare una qualsiasi brodaglia in scatola, in un’eccellente pietanza degna della migliore “nouvelle cuisine”.
Il mio pensiero va a tutti i nostri viaggiatori, alla loro prima cena e inevitabilmente alla mia prima cena nel deserto…
Gustatelo a fondo questo momento, viandanti dal cuore buono… e poi, se potete, trattenete il ricordo tra le pieghe della vostra memoria, esso tornerà piacevole e utile in futuro.
Speciale serata a voi tutti!
Carré, mercoledì 21 dicembre 2011
Roberto, indaffaratissimo alla guida di un super impegnativo camion, mi manda l’immancabile saluto mattutino con l’idea di far partecipare i componenti del gruppo alla ricostruzione della cronaca giornaliera.
Che trovata geniale! Anche i familiari ed amici potranno leggere così i commenti scritti dai loro cari .
Apre la serie il grande giramondo Ale, già avvezzo ai diari di bordo:
Messaggio:“Dopo la notte in rada sotto un magnifico cielo stellato, la compagnia sta attraversando il Tropico del Cancro e si accinge a raggiungere il confine mauritano.
Tra gole di roccia e dune di sabbia , battendo impervi asfalti circondati da panorami mozzafiato, gli impavidi viaggiatori macinano chilometri verso sud e mandano un caldo abbraccio dalle terre lontane.
La felicità di scoprire nuovi popoli in paesi lontani sovrasta qualsiasi titubanza ed il gruppo non vede l’ora di arrivare al primo obiettivo : le suore di Kati Koko”.
Dal messaggio di Paolo Tonello, Luisa e Lucia intuisco che il gruppo si sta armonizzando:
Messaggio: “ Impressionante la vastità del deserto. Ottimo l’amalgama e lo spirito di gruppo.
Leader ineccepibile. Ti pensiamo “
Grazie cari, anch’io vi penso tanto, tanto…
L’sms di Alberto conferma la mia percezione:
Messaggio:“Lucia con il suo affetto diffonde umanità in tutti noi e ci rende famiglia. Grazie Lucia famiglia”
Eh già, le donne sono una grande risorsa nel gruppo Missionland.
Anche Nadia, infatti, riceve le lodi da tutti, in particolare da Lucio:
Messaggio: “Si sta rivelando uno splendido pilota, con grande ammirazione da parte del gruppo e stupore agli occhi dei poliziotti dei posti di controllo e della popolazione locale, al nostro passaggio”.
Alle 13.20 ora italiana, giunge un sms di Roberto:
Messaggio: “Siamo in frontiera, all’uscita dal Marocco. Abbiamo sentito da alcune persone che la frontiera tra Mauritania e Mali è chiusa e in Niger sono interdetti i visti, perciò non si transita. Hai notizie in merito?”
Detto, fatto! Mi piazzo davanti al computer e navigo in internet alla ricerca di comunicati, soprattutto da parte del Ministero degli Esteri.
Nulla di tutto ciò!
C’è solo un avviso per quanto riguarda la tensione venutasi a creare tra gruppi di manifestanti che ha scatenato disordini di piazza in Mauritania.
Per esperienza personale, le conversazioni captate alle frontiere assomigliano molto a quelle che si intrattengono nei mercati paesani dove la notizia passa di bocca in bocca e perde conseguentemente il suo valore originale, quindi mai affidarsi ciecamente a tali fonti.
Se Abdellah, il proprietario del Motel mauritano Asimex di Nouadhibou dove solitamente pernottiamo noi, si presenterà alla frontiera, come aveva promesso nella nostra ultima telefonata, allora sapremo realmente com’è l’attuale situazione nella Repubblica Islamica di Mauritania.
Per quanto riguarda il Mali, invece, sicuramente le suore di Kati Koko potranno offrire utili e precise informazioni, mentre per il Niger, Modo, la guida nigerina, saprà dare al nostro gruppo delle ottime indicazioni.
Sono le 18.30 ora italiana,quando Roberto si fa vivo con un messaggio:
Messaggio: Lunga peripezia, ma siamo in Mauritania…
Seguito subito da un altro sms:
Messaggio: Frontiera Marocco- Mauritania 5 ore in totale . Tutto sommato molto bene se pensiamo all’ormai lontano ricordo delle 9 ore di Tangeri. L’harmattan soffia con … (manca del testo)
Chissà cosa avrà scritto ancora. E’ già un miracolo che sia arrivato un messaggio da quella terra dove esiste la sola copertura di rete locale.
Alla mia richiesta di spiegazioni in merito alle problematiche incontrate e all’eventualità che qualcuno si sia presentato alla frontiera per accoglierli, Roberto risponde perentorio:
Messaggio:Sì è arrivato il “mafioso”. Poi ti spiego; è un casino guidare e scrivere”.
Ah bene, Abdellah è stato di parola!
Roberto lo chiama con questo appellativo perché è un personaggio un po’ intraprendente ed anche invadente. Noi l’abbiamo conosciuto dieci anni fa che era un semplice gestore di Camping (parola grossa), poi, nel tempo, è divenuto guida turistica, quindi imprenditore e alla fine deputato, molto “vicino” all’attuale Presidente della Repubblica Islamica Mauritana. Tutto il mondo è paese…
E’ molto particolare come lo è, in verità, gran parte del popolo mauritano, ma in queste circostanze torna utile conoscerlo.
Costui infatti, nel momento in cui lo si interpella, si rende disponibile ad accogliere il gruppo in frontiera e ad accelerare le pratiche secondo il costume locale( leggi ungere), ma, abituato allo schiavismo tuttora praticato in questa terra, avrebbe la tendenza a disporre del gruppo, impartendo ordini e stabilendo a tutti il suo programma. In passato, tale atteggiamento ha creato ovviamente attrito tra lui e Roberto, spirito intollerante di qualsiasi obbligo immotivato.
Se il convoglio è in viaggio per Nouadhibou, avrà inizialmente attraversato “la terra di nessuno”, ovvero un tratto sabbioso in balia di coloro che vivono di espedienti.
Dopo una cinquantina di chilometri, percorsi tra sterrati e distese sabbiose ancora minate, si arriva ad una stretta penisola sulla quale si affaccia Nouadhibou, l’antica Port-Etienne, famosa soprattutto per la pesca, primato che viene confermato anche dall’olezzo di pesce secco percepito nell’aria.
Abdellah avrà già organizzato tutto: al suo campeggio arriva prima il personaggio che effettua il cambio degli euro in Ouguiya, la moneta locale; poi è la volta dell’Assicuratore che consegna la Carte Brune, indispensabile per poter transitare sulle strade mauritane ed infine la registrazione dei viaggiatori presso un posto di Polizia. Ultimo atto è il rifornimento di tutti veicoli che dovranno affrontare la zona del Banc d’Arguin per giungere alla capitale Nouackchott.
Resto in attesa di un nuovo messaggio per conoscere in dettaglio la situazione che arriva puntualmente alle 22.20:
Messaggio:”Ci siamo accampati. Ora siamo diretti alla capitale a 200 km, siamo ad un posto di polizia per cenare e dormire . il mafioso è sempre il solito rompi, ma, come sempre, ci ha portato fuori dai casini. La dogana è un casino: non volevano che entrassimo con il gasolio. Una montagna di difficoltà per tutto”.
Avrei voluto sapere qualcosa di più, ma comprendo il momento e lascio loro il tempo di rifocillarsi e riposarsi un po’.
Buon riposo ragazzi, vi penso laggiù a guardare le stelle talmente basse da pensare di poterle toccarle con un dito.
Carré, giovedì 22 dicembre 2011
Nei giorni che precedono le vacanze di Natale, di solito la scuola organizza attività e iniziative che mettono a dura prova le limitate e ridotte energie del personale insegnante, quindi ieri sera, ridotta allo stremo delle mie forze, ero sprofondata in un meritato sonno ristoratore.
Al mattino, ancora assonnata, intravedendo la busta gialla sul display del mio telefonino, capisco che la sera precedente, Roberto mi aveva inviato un sms:
Messaggio: “Siamo a 200 km dalla capitale domani tentiamo di raggiungere Aleg per riuscire a Natale ad essere dalle suore. Andrea ( n.d.r. Andrea Miliardi viaggiatore motociclista di Viareggio) questa sera è con noi e ha cenato assieme . Il vento è sempre esagerato ha creato un paesaggio suggestivo in maniera incredibile. Ora ci sono 23 gradi”.
Che meraviglia! Se alle undici di sera si registrano ancora 23 ° C, durante il giorno dovranno essere almeno una trentina e sicuramente privi di umidità.
La mia giornata si rimette in moto, anzi in accelerazione perché devo assolutamente completare in tempo i miei lavori .
Non appena riesco ad entrare in pausa, leggo l’altra parte del messaggio inviatomi il giorno precedente da Ale che mancava di testo:
Messaggio:“I mezzi vanno bene dopo la pulizia della sabbia dai filtri . Temperature ottimali e deserto stranamente lussureggiante. Un abbraccio “
E quando finalmente riesco a raggiungere casa mia, con il pensiero allettante di trovare là, il meritato relax, si presenta una serie curiosa di imprevisti che mi impedisce di riprendermi in tranquillità. Mi distoglie dai miei contrattempi il “bip bip” del mio cellulare. E’ Ale che alle ore 16.44 ora italiana mi scrive, su dettatura di Roberto:
Messaggio:“Siamo tra Aleg e Kiffa sulla trans mauritana.Tutto bene? “
La cosa che riesce sempre a sorprendermi è questa strana forma di telepatia che ci unisce anche a migliaia km di distanza.
Ricevo le gradite visite e telefonate di persone care che in questo modo intendono dimostrarci tutta la loro vicinanza.
Provo a sbrigare tutte le faccende finché ho ancora un po’ d’energia, poi so già che piomberò inevitabilmente sul divano.
Come volevasi dimostrare, alle ore 22.10 vengo svegliata dal suono deciso di un sms:
Messaggio “Ci siamo fermati ora”.
Dopo una ventina di minuti Roberto scrive:
Messaggio: “Tutto ok. Siamo accampati a 200 km da Kiffa . Ho serrato i tempi per entrare in Mali domani . Stiamo preparando la cena e domani partenza alle 6.00. Vediamo …
Abbiamo controllato i mezzi e sembra tutto ok. Ci ha spaventato L 200 con la spia dell’olio ma era solo il cavo rotto. Sono stanco…
Andrea è sempre con noi. Bacio”.
Espletato il primo sonnellino, passo alla fase transitoria del “quasi sveglia ma non troppo” e mi sforzo di rimanere tale finché non arriva il messaggio serale della buonanotte con un nuovo aggiornamento:
Messaggio: “ Siamo in un posto militare dove c’è sorveglianza e sicurezza…”
Bene, dopo questa notizia che mi tranquillizza molto posso entrare nella fase del torpore che precede la dormita autentica.
Calano le palpebre, mentre dedico a loro il mio ultimo pensiero.
Carré, venerdì 23 dicembre 2011
Ultimo giorno di scuola… ma oggi il mio pensiero corre soprattutto al ricordo del mio grande ed ineguagliabile papà che non è più tra noi da 24 anni.
Le ore trascorrono in un clima pre-vacanziero per i nostri euforici alunni, mentre per noi le condizioni sono da anticamera del reparto neurologico.
Scherzi a parte (ma non tanto), dopo la mattinata lavorativa, vado a pranzo con le colleghe con le quali mi concedo alcune ore di piacevole compagnia.
A completare questo stato di grazia è il primo sms della giornata, capace di farmi ricordare che laggiù c’è chi mi pensa con tanto affetto.
Ma a raffreddare un po’ lo spirito è il messaggio immediatamente successivo:
“Un casino: prime difficoltà e problemi. Da stamane abbiamo fatto 30 km. Siamo a 150 km da Ayoun el Atrous e la strada è inesistente. Non si va avanti. Saltano tutti i programmi. C’è un vento incredibile. La visibilità non è buona”.
Alla mia inevitabile richiesta se incontrano qualcuno lungo il percorso, Roberto risponde:
“ No, non c’è nessuno in giro. La polizia ci dice di fermarci come arriva il buio perché non è sicuro. Ho un attimo di tensione ma cerco di non farlo vedere.. A dopo, mi manchi”
Caspita! Sono un po’ sopraffatta dall’ansia, ma è solo un momento perché mi tranquillizzo subito dopo aver riletto il mio diario di due anni fa, in cui descrivo il nostro passaggio in questa zona:
Al ponte di Tintane (tra Aleg e Ayoun el Atrouss) ci accorgiamo che qualcosa non va: tutt’attorno è allagato,vetture travolte, case finite sott’acqua, fango ovunque. E’ un vero disastro!
Ai lati di una strada ridotta ad una strisciolina perchè erosa dall’acqua, si sono formati due estesi bacini. E’ talmente rovinata da non riuscire a capire dove sia il tracciato principale.
Dopo qualche chilometro, la strada ritorna abbastanza percorribile, ma sempre molto deteriorata, con enormi buche profonde. In alcuni punti, c’è addirittura un muro di fango in mezzo alla strada che ci obbliga a cercare una pista alternativa.
Fatichiamo a procedere ad un’andatura spedita per cui arriviamo fuori tempo massimo all’ultimo posto di controllo della polizia che dista una ventina di km da Ayoun.
Riusciamo a convincere gli agenti che ci fermeremo al Camping Saada, pertanto, dopo una telefonata doverosa al capo posto, ci scortano fino al campeggio dove veniamo sorvegliati per tutta la notte da due poliziotti…
Non è cambiato molto da due anni fa. Conoscendo poi la manutenzione africana delle strade quasi inesistente e la natura così poco potente e non sempre amica, i conti alla fine tornano.
Verso le 20.20 mi arriva un nuovo sms:
“Siamo fermi ad un posto di blocco a 50 km dalla frontiera con il Mali. I poliziotti non ci hanno lasciato andare verso la frontiera perché dicono che non è sicura. Meglio restare a 50 km !
Continuano telefonare da una postazione all’altra per dare informazioni sulla nostra posizione e per farci avanzare. Ora prepariamo la cena.
Ale si sta rivelando un ottimo compagno di viaggio con tanta umiltà e tanta voglia di scoprire.
Hai ricevuto gli sms di Ale e degli altri?
Buona serata…”
Sono quasi le 22 quando arrivo l’ultimo, un po’ malinconico sms della giornata:
“Stiamo trascorrendo la serata con i militari del posto che ci stanno mettendo al corrente su Al Kaida, su quant’è diffusa e su quanti ce ne sono in giro. Me li ha spaventati non poco.
Ci hanno promesso che veglieranno tutta la notte. Abbiamo chiesto quanti sono e ci hanno risposto che è un segreto.
C’è una stellata esagerata sembra impossibile che attorno a noi ci sia tanta cattiveria…
Già la cattiveria! Anche se personalmente annovero numerosi episodi di malvagità e perfidia rivolti nei miei confronti, mi piace pensare che Victor Hugo abbia ancora ragione quando ai suoi tempi affermava :
“…Non ci sono né cattive erbe né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori!”
Forza grande capo, dimostra tutta la tua determinazione perché il coraggio è anche provare paura, ma, al contempo, andare avanti lo stesso!
Buona notte …
Carré, sabato 24 dicembre 2011 - Vigilia di Natale
In mattinata ricevo parecchie telefonate, tra le quali quella di Paola, viaggiatrice di Vicenza e amica di Guido (n.d.r. Guido Marangoni) che raggiungerà in aereo Bamako con una sua amica, proprio nella notte di Natale.
Dalla capitale del Mali, Paola e il nostro gruppo percorreranno insieme il tratto di strada che da Bamako si dirigerà verso Bandiagara, nella terra dei Dogon.
Un altro gradito augurio telefonico mi giunge da Adriano, il cognato di P. Franco che mi informa di aver parlato con Roberto proprio mentre si trovava alla frontiera del Mali. Ah, bene a sapersi perché oggi non ho ricevuto nessuna comunicazione. Attendo con pazienza e calma nella speranza di ricevere qualche segnale, ma niente da fare.
Mi telefonano anche Giordano e Gilbert che raggiungeranno il gruppo Missionland in Ciad, ai primi di gennaio. Entrambi mi rassicurano e mi incoraggiano ad essere ottimista sulla mancanza di notizie.
Penso che i motivi principali possano essere, sia la mancanza di reti telefoniche adeguate, sia le lungaggini burocratiche da eseguire a tali frontiere, piuttosto rigide e predisposte a cercare “il pelo nell’uovo” come due anni fa.
Per trovare conferma alla mia ipotesi, rileggo alcuni passi del mio vecchio diario, proprio nel momento in cui dal campeggio di Ayoun ci siamo diretti verso la Frontiera del Mali:
…Sveglia con il buio dopo il canto del muezzin.
Tentiamo di lavarci, ma manca l’acqua. Prepariamo la colazione , migliorando i tempi di preparazione rispetto alla volta precedente. Saldiamo il conto al poco cordiale gestore mauritano e partiamo assieme alla scorta dei due poliziotti che ci lasceranno al primo posto di controllo.
Osservando il cielo terso, è facile prevedere che sarà un’altra giornata di fuoco.
Dopo qualche chilometro, incontriamo il secondo posto di controllo dove perdiamo un sacco di tempo perché i tre poliziotti non riescono a decifrare la fiche (scheda scritta in francese in cui sono indicati tutti i dati dei nostri viaggiatori), per cui passano veicolo per veicolo, intenti a trascrivere in arabo, alla velocità dello standbay, nomi e vetture.
Dopo una buona mezz’oretta, ci informano che dobbiamo attendere il nulla osta dal posto di controllo successivo, ovvero un poliziotto che venga a scortarci. Altri venti minuti passano in attesa dell’agente. Dopo aver perso tempo prezioso inutilmente, sia per la temperatura che si sta alzando velocemente, sia per lo svolgimento delle formalità burocratiche che dovremo affrontare in frontiera mauritana, finalmente possiamo andare liberamente.
La strada recentemente asfaltata presenta in alcuni punti già seri problemi di percorribilità, probabilmente causati da mezzi sovraccarichi che deformano il manto stradale, alterato nella sua consistenza dall’ eccessiva calura. Ora la temperatura esterna è salita a 25° C.
Percorriamo la strada per Kobenni immersi nella dorata savana, punteggiata qua e là da verdissimi arbusti di bamba, piante grasse a foglie tonde con piccoli fiorellini bianchi, screziati di viola; tanto bella a vedersi, quanto pericolosa a toccarla per il suo lattice ustionante, impossibile ad essere assunta come cibo anche dalle capre.
Alla frontiera mauritana, stranamente riusciamo a sbrigare in fretta tutte le formalità. Meglio così!
Diventa un autentico calvario, invece, il completamento delle formalità alla frontiera del Mali: ufficio della Polizia per il visto; pratiche per l’Assicurazione ; Dogana per il Lassez-Passer; ancora Polizia per il timbro sul Lassez-Passer ed infine Gendarmeria, per un totale di 3 ore e una montagna di soldi. Come non bastasse, i funzionari chiedono anche i “cadeau”ed una confezione di sei bottiglie d’acqua.
Ora la temperatura ha raggiunto i 37 ° C. E tutto diventa più difficile.
Terminate le pratiche, imbocchiamo immediatamente la strada per Bamako, ma siamo già fermi per il primo controllo del Laissez- passer rilasciato alla Dogana timbrato dalla Polizia.
Com’è estenuante questo “non procedere”!
Mano a mano che avanziamo sulla strada per la capitale, ben asfaltata e poco trafficata, ci accorgiamo che il paesaggio comincia a cambiare intorno a noi: si intravedono i primi baobab e gli sgargianti alberi corallo, fino a notare una vegetazione via, via, sempre più verdeggiante e più fitta, culminante in campi coltivati a miglio, segno evidente della presenza di acqua preziosa.
Percorriamo quasi in solitudine i 434 km che ci dividono da Kati Koko sotto un solo cocente, mentre, ai lati della strada asfaltata, su piste in terra rossa, vediamo un brulichio di persone che transitano a piedi, in bicicletta, sul dorso di somarelli o cavallini, carretti trainati da asinelli e mobylette(motorini a tre posti). Che assurdo, la strada comoda solo per pochissimi , invece la moltitudine deve viaggiare nelle difficoltà!
Mentre a Djema, ci rattristiamo per l’amara sorpresa di scoprire che il carburante costa carissimo( allora quasi 1 euro ) a Didieni ci risolleviamo lo spirito, assistendo ad un tripudio di colori regalatoci da un incomparabile tramonto.
Ma Bamako è ancora lontana e, in Africa, quando la luce lascia posto alle tenebre, queste si impossessano improvvisamente di ogni cosa, costringendo i viaggiatori a tenere gli occhi bene aperti per non investire carretti, persone, biciclette, animali e moto in transito oppure camion e veicoli in panne, fermi sul ciglio della strada, ma non segnalati.
Esausti giungiamo a Kati alle 21.30 dove Suor Carmen ci sta aspettando per condurci alla Parrocchia di San Giuseppe in cui è presente una struttura adibita a scuola professionale. Lo spazio è vastissimo; sono presenti acqua e servizi, anche se non tanto igienici.
Il cielo stellato e la temperatura favolosa ( 29°C) ci inducono ad alzare il nostro sguardo e lasciarci sedurre dalle meraviglie del creato che ci infondono un’ immensa letizia.
Siamo felici di trovarci nella gioiosa terra del Mali, dove i bambini salutano festosamente al passaggio dei nostri mezzi, dove la gente è operosa e cordiale; dove le donne sono belle, solari e coloratissime; dove prima del sorger del sole i galli cantano.
Accidenti, che momenti!
I miei ricordi, però, si interrompono per tornare alla mia preoccupazione presente . Guardo continuamente il telefonino, ma niente da fare… nemmeno un messaggio. Passo in rassegna un’ esigua lista di motivazioni e, alla fine, prego il Buon Dio che accompagni il gruppo in sicurezza, nella buia notte africana.
Carré, domenica 25 dicembre 2011 S. Natale
Dopo una notte agitatissima, non riesco a rimanere a letto, perciò mi alzo presto e provo a chiamare al telefono Roberto… il segnale mi indica che c’è linea ed è pure libera. La sua voce mi giunge un po’ lontana ma, grazie a Dio, la sento… distinguendo perfettamente ciò che midice, in particolare che sono già arrivati a Kati dalla sera precedente.
Sto per sfogare tutta la mia angoscia, quando avverto un leggero risentimento da parte sua nei miei confronti, per non aver mai risposto alla “valanga” dei suoi messaggi inviatimi ieri.
All’improvviso, sbollisce tutta la mia furia e maledico le compagnie telefoniche e tutto ciò che impedisce la giusta comunicazione!
Roberto mi conferma che si trovano alla Parrocchia San Giuseppe, ma che mi racconterà in un secondo momento quello che mi aveva scritto ieri.
Mi anticipa che nel pomeriggio il gruppo si recherà al Grand Marché, dove di solito si acquistano originali oggetti di artigianato locale tuareg, bambara e dogon. Personalmente, mi piace molto Bamako perché è una città vivace, coloratissima e strutturata in modo ordinato, con piazze monumentali che fungono da punti di riferimento per i turisti; è percorsa da schiere di ronzanti mobylette (motorini a tre posti) e fumose automobili, ma non è sicuramente caotica, a differenza di molte altre capitali africane.
Per i nostri viaggiatori, è molto importante fare tappa qui, perché significa prendersi un giorno di riposo meritato, pranzare con calma e “come Dio comanda”, revisionare i mezzi e sistemarli in sicurezza.
Roberto conclude la sua telefonata , comunicandomi che proverà ad inviarmi un sms per vedere se ci sono ancora reali impedimenti di comunicazione tra i nostri due telefonini.
Dopo aver atteso un bel po’ inutilmente, constato che il blocco persiste e quindi glielo comunico attraverso un sms che va a buon fine.
Roberto mi chiama assicurandomi che in serata ci risentiremo, utilizzando o un altro cellulare o una scheda locale.
Finalmente sollevata , mi dedico ad altre faccende, ma alla fine desisto per rispondere alle graditissime telefonate di auguri della moglie di Alberto (n.d.r. Alberto Martignon) e di altri amici ; mi preparo infine per recarmi a casa di Patrizia, la mamma di Ale, alla quale sono molto grata per avermi gentilmente invitata a trascorrere la festività del S. Natale con la sua incantevole famiglia.
Prima di sedersi a tavola, Patrizia telefona ad Ale, mentre si trova in un mercatino di Kati, intento a fare la spesa per il loro pranzo. E’ felice di sentirci e ne approfittiamo per scambiarci gli auguri.
A conclusione di uno stupendo e prelibato pranzo natalizio, ritorno lieta a casa mia, dove avverto un inequivocabile senso di malinconia, nonostante l’accoglienza sempre festosa dei miei due cagnoloni.
Ma come d’incanto, il telefona squilla ed è nuovamente la signora Martignon che, preoccupata per i tre attentati verificatisi in Nigeria ai danni di comunità cristiane, chiede di farlo presente al gruppo, visto che dovranno passare di lì.
La tranquillizzo, spiegandole che la nostra spedizione viaggerà solo in Niger, passando anche per Maradi, la località nigerina più vicina alla frontiera della Nigeria, ma non varcherà mai i confini di quest’ultima.
Rimango in attesa di notizie che non arrivano.
Alle 22 e 30, dopo un paio di tentativi andati a vuoto, Roberto riesce finalmente a mettersi in contatto con me.
Mi racconta che hanno trascorso il pomeriggio a cambiare la ruota lesionata di uno dei due camion, ma hanno avuto anche il tempo di recarsi con un minibus locale, in visita al Grand Marché.
Come supponevo!
In attesa dell’arrivo delle due viaggiatrici vicentine, mi illustra l’itinerario di domani che si dirigerà verso la terra dei Dogon.
Ah, mitici Dogon, quel popolo che si rifugiò nella Falesia di Bandiagara per scappare rifugio dai gruppi di islamici che tentavano di convertire con la violenza.
La loro religione, ricca di divinità, e la loro cultura sono piuttosto complesse e di difficile comprensione per noi, ma la rappresentazione della particolarissima simbologia attraverso la produzione di maschere, l’incisione di ante dei granai e delle case e la riproduzione di cerimonie sacre esaltano tutto ciò che appartiene a questa affascinante popolazione. Anche le abitazioni, inizialmente costruite sulle rocce della Falesia, ma ora costruzioni di mattoni di fango e roccia, dai tetti piatti, con le porte e le ante intagliate, sono divenute oggetto di grande interesse turistico.
Che incanto!
Spero tanto che qualcuno dei nostri ragazzi inizi ad inviarmi un po’ di foto da inserire nel diario e mostrare ciò che io provo semplicemente a descrivere .
Infine Roberto mi aggiunge, senza alcun turbamento, che anche loro sono venuti a conoscenza della serie di attentati nigeriani e poi conclude facendomi presente che quando ho parlato di Al Qaeda in una cronaca del mio diario, ho spaventato i familiari di alcuni viaggiatori. Non avendolo letto, gli spiego che ho solo trascritto “alla lettera” uno degli ultimi sms inviatomi dalla Mauritania, ma senza apporre alcun commento personale.
Chiarita la situazione, con la speranza che tutto continui a procedere al meglio, saluto Roberto ed invio gli auguri a tutto il gruppo.
Carré, lunedì 26 dicembre 2011 S. Stefano
La mattinata scivola lentamente come non capitava da tanto tempo, ma non vedendo alcun segnale, verso mezzogiorno, decido di inviare un sms per conoscere le loro decisioni. Poco dopo avverto uno squillo.
Dalla telefonata di Roberto, molto disturbata e a strappi, intuisco che il gruppo ha trascorso le ore mattutine ad ultimare il progetto relativo alla Missione delle suore di Kati, alle quali vengono consegnati ben 6 quintali di riso, così come esse avevano chiesto chiaramente prima della partenza, per far fronte ad una difficile carestia, conseguenza di scarse precipitazioni registrate durante la stagione delle piogge.
Alla comunità religiosa delle Suore dell’Immacolata Regina della Pace, Missionland , su iniziativa dei fratelli Tonello, dona anche un numero considerevole di lavagnette e gessi agli allievi della loro scuola.
Cosa avrei pagato per poter assistere a quel momento!
Capisco poi che stanno preparando il pranzo perché è loro intenzione riprendere il cammino subito dopo, con a bordo le due viaggiatrici arrivate in nottata.
Per raggiungere il Burkina Faso, il convoglio dovrà attraversare la terra dei Dogon, seguendo il percorso sinuoso del fiume Niger, incontreranno nell’ordine: Segou, ordinata città dall’aspetto coloniale, San; la mitica Djenné considerata patrimonio dell’Unesco, Mopti , circondata da acqua, paludi e campi di riso, situata alla confluenza dei fiumi Niger e Bani, una città rigogliosa con un grande e pittoresco mercato e il porto più trafficato del fiume. Il porto è un luogo vivace nel quale le imbarcazioni, provenienti da diverse località, scaricano le loro merci: lastre di sale di Timbuctu, pesce secco, legna da ardere, ceramiche, capre, polli e molto altro ancora.
Poi prenderanno la direzione sud- est per la Falesia di Bandiagara, Bankass e quindi, verso il confine con il Burkina, puntando decisamente a meridione.
In serata ricevo una nuova telefonata da Roberto perché gli sms non riescono a giungere a destinazione.
Mi dice che si sono fermati a Segou, al Centro di Accoglienza, nello stesso posto in cui abbiamo trascorso la notte due anni fa, assieme agli amici italiani conosciuti in traghetto e con i quali abbiamo condiviso, poi, tutte le situazioni da Rabat fino a lì.
Sì, ricordo bene quel posto, molto modesto e trascurato, ma con vasti spazi adatti al campeggio. Non posso dimenticare poi che, nel tentativo di chiudere la porta della doccia (parola grossa), mi era rimasta la maniglia in mano per cui, dopo un primo attimo di panico, avevo dovuto invocare l’ aiuto esterno, mettendo a dura prova i miei polmoni e le mie corde vocali.
A conclusione della telefonata, Roberto mi anticipa che domani si recheranno a visitare Djenné. Ah che meraviglia! Quel posto io l’ho solo sognato. Chissà se un giorno potrò ammirarlo anch’io.
Incrocio le dita ed invio lassù il mio desiderio… non si sa mai.
Carré, martedì 27 dicembre 2011
Inizio la giornata, inviando una scarica di “Accidenti” al mio cellulare che ha deciso di andare in vacanza con gli sms.
Mi scuso con amici, conoscenti e familiari che mi chiamano per chiedermi il motivo del mio silenzio ai loro messaggini.
Seccata per questo contrattempo, provo a porre rimedio interpellando la mia compagnia telefonica che prontamente mi dà una ricetta.
Proviamo…ma i messaggi non arrivano lo stesso. Attendo speranzosa, mentre la mia mente ritorna là, da loro e li penso già in cammino, con il camion Magirus a fare da apripista e, a seguire, tutti gli altri mezzi. Come sono belli a vedersi!
Ricordo che, generalmente dal Mali in poi, al nostro passaggio, le persone accompagnavano il saluto della loro mano con un sorriso radioso. E la cosa era vicendevole. Tutto ciò mi creava un enorme entusiasmo e una gioia profonda.
Quante reminiscenze sulle tortuose strade del Mali… se ben ricordo, quasi tutte le principali vie di comunicazione del Mali sono a pagamento, siano esse asfaltate, in manutenzione o in costruzione.
Il tratto che da Segou porta a Mopti è discretamente transitabile, poco trafficato, ma piuttosto monotono: per centinaia di chilometri si ripetono in successione ordinata ampie radure con vegetazione non particolarmente lussureggiante, seguite da piccoli centri abitati protetti da barre di rallentamento più o meno “scassamacchine”.
Dopo San, si notano le prime costruzioni di fango con la copertura di fasci d’erba secca sempre più assomiglianti ai granai del Niger, ma questi si differenziano per lo stile sahel, ovvero per le pertiche che fuoriescono dall’edificio.
A 130 km di chilometri da Mopti, si incontra la deviazione per l’incantevole e pittoresca città di Djenné, raggiungibile dopo una trentina di km.
Anche se non ho mai avuto l’occasione di visitarla, ho potuto ammirare le immagini scattate lo scorso anno e quelle della guida che solitamente consultiamo, dove si legge tra l’altro che: “Djenné è situata su un’isola del fiume Bani …In questa località molto antica, ben poco è cambiato da quando fiorì nel XIV- XV . Ancor oggi quasi tutte le case, oltre alla famosissima moschea, sono in mattoni di fango e sono decorate secondo lo stile tradizionale del Sahel. Molte di loro hanno due piani oltre il pian terreno: il piano più alto era riservato ai padroni, il primo agli schiavi e il piano terra veniva usato per immagazzinare e vendere le merci.
Il primo posto nell’elenco delle cose da vedere spetta alla Grande Moschea, di fronte alla quale si apre l’ampia zona in cui viene allestito il Grand Marché… I colori, gli odori e i rumori, insieme alla maestosa moschea che funge da fondale, faranno di questo spettacolo uno dei momenti più belli della vostra visita del Mali e forse di tutta l’Africa occidentale”.
Ne sono pienamente convinta.
In queste zone si possono incontrare molti pastori o commercianti nomadi dell’etnia fulani (di derivazione anglofona)o peul (di derivazione francofona); di certo non passano inosservate le loro donne, le più modeste con l’anello al naso, le più benestanti con indosso braccialetti d’argento, collane di perle di vetro ed enormi orecchini d’oro, avvolti da seta o lana rossa nella parte superiore per proteggere l’orecchio.
Mentre penso ai nostri prodi che avranno potuto ammirare tutto ciò, giunge la tanto sospirata telefonata di Roberto, piuttosto stanco perché ha avuto qualche problema con un freno del Magirus e per tale motivo ha dovuto riportare il camion a Djenné da un tale che aveva il saldatore ad ossigeno.
Incompetente di tali cose, lo ascolto in silenzio, mentre mi annuncia che il programma del giorno dopo prevede una tappa a Mopti, per una visita al porto e al mercato, e il pernottamento a Bandiagara.
Mi promette che mi invierà un sms per descrivermi nei dettagli la giornata.
Non faccio a tempo ad avvisarlo del mio contrattempo con i messaggi che la comunicazione si conclude improvvisamente, però attendo ugualmente un segnale, nella speranza che un miracolo faccia funzionare nuovamente il mio cellulare.
Silenzio assoluto.
Pazienza, l’importante è averlo sentito e aver saputo che finora il viaggio procede secondo le previsioni.
A conclusione della mia giornata, invio il mio solito pensierino serale lassù, dove la comunicazione non registra mai impedimenti.
Carré, mercoledì 28 dicembre 2011
Naturalmente la giornata prosegue nel silenzio più assoluto… mi sto quasi abituando all’idea di non comunicare più con loro e non avere notizie.
Ma non mi arrendo, così verso sera chiamo proprio nel momento in cui sono a Bandiagara e Roberto ha appena terminato di consegnare il riso il materiale sanitario ad un funzionario del Ministero degli Esteri.
La comunicazione è talmente disturbata che gli strappo la promessa di sentirci dopo. Speriamo.
Alle 23.00 circa ricevo finalmente un messaggio:
“…Oggi ci siamo spostati da Djenné a Mopti e poi Bandiagara dove siamo ora.
Come negli altri porti, siamo attaccati da molte persone per farci da guida e venderci qualsiasi cosa perché non c’è nessuno in giro.
Siamo in un campeggio a Bandiagara; qui per ordine del governo, in ogni posto pubblico tipo albergo o campeggio, hanno messo i militari, ma la sensazione è quella che non ci sia nessun pericolo…Abbiamo consegnato il materiale sanitario e il riso ad un personaggio che lavora per il ministero degli esteri italiano …
Sono in branda…Abbiamo sistemato anche ACL che mi preoccupava un po’.
Abbiamo salutato anche le due ragazze e domani ci lascia anche Andrea : mi spiace molto perché è un ottimo e simpatico compagno di viaggio.
Domani sera arriva Franco…abbiamo bisogno dell’indirizzo di Ouagadougou per sapere dove andare.
Un abbraccio…e buona notte”
Buona notte gran capo, riposa bene perché domani sarà una giornata lunga e dura.
Carré, giovedì 29 dicembre 2011 BURKINA FASO
Oggi, se la memoria non mi inganna, il gruppo vivrà una “tappona” in piena regola. Da Bandiagara raggiungerà il confine con il Burkina Faso, passando da Koro. Quest’anno, avendo già provveduto ad ottenere il visto sui passaporti, non dovrebbero presentarsi problemi di alcun tipo, a meno che i soliti funzionari ritardino le pratiche per ottenere qualcosa in cambio.
Lasciata alle spalle la frontiera, i nostri valorosi dovrebbero transitare per Ouahigouya e quindi puntare verso sud- est, in direzione della capitale Ouagadougou.
A metà mattinata, ricevo stranamente una telefonata da Ale che mi chiede di poter contattare Padre Umberto per ottenere l’indirizzo e telefono del centro missionario di Ouagadougou, ovvero il posto in cui dovranno condurre il Magirus per adempiere ad un altro progetto di Missionland; in effetti, tale camion diventerà un supporto fondamentale per il progetto agricoltura, avviato dal Padre gesuita Umberto Libralato.
Dopo averlo sentito al telefono, invio a Roberto un sms per rispondere con dovizia di particolari alla sua richiesta, aggiungendo che il gesuita arriverà in capitale verso mezzanotte assieme al nostro viaggiatore Franco (n.d.r. Franco Nicoletti).
Verso le 21 arriva un messaggio, conciso ma efficace:
”… Siamo arrivati tutto ok… A dopo…”
Come sono felice! Meno male, ora sono più tranquilla.
Ma il dopo è quasi mezzanotte; infatti alle 23. 57 giunge l’ sms promesso :
“Oggi abbiamo salutato Andrea con tanta emozione. Una persona stupenda in grado di scambiare l’abbraccio per un’emozione provata nello stesso momento.
Aspettiamo che arrivino Franco e Umberto, poi decideremo cosa fare domani…
Buonanotte…”
E così i nostri amici, trascorreranno la notte in una delle capitali africane più caotiche tra quelle che abbiamo conosciuto.
Il traffico è costituito soprattutto dalle due ruote; non è raro,infatti, trovare in sella a scooter, bellissime ragazze, agghindate di tutto punto oppure famiglie al completo, dai tre ai sei componenti, che zigzagano per le vie di Ouaga, in mezzo ad un caos infernale, fatto di note acute e prolungate di clacson e lo smog che crea un’estesa foschia ovunque.
Ripenso con terrore alle volte che ci siamo ritrovati in mezzo al traffico, proprio nell’ora di punta. La stranezza è che il flusso è continuo, non si è mai bloccati se non ai semafori, mentre la sensazione è quella di far parte di un tutto in balia di una ben visibile corrente che ti affianca, ti supera, ti taglia la strada, ti porta dove vuole lei. Ovviamente la distrazione è altamente sconsigliata.
Bando ai ricordi, mi auguro che domani i nostri viaggiatori decidano di fare un giorno di sosta, sia per recuperare le forze, sia per godersi finalmente un po’ d’Africa anche a piedi.
Carré, venerdì 30 dicembre 2011
Come previsto, oggi sarà una giornata di relax in santa pace e di festa per tutti, compresa la sottoscritta.
Patrizia, la mamma di Ale, mi aveva preannunciato, infatti, che stasera i nostri amici intendono festeggiare in anticipo il Capodanno, vista la presenza di tutti i componenti del Gruppo.
Invio un sms con una sfilza di domande e per tutta risposta ricevo un messaggino scherzoso, segno che l’atmosfera è quella giusta. Bene, sono contenta.
Telefonata Verso le 14.30 riesco a mettermi in contatto con Roberto, dalla voce alquanto strana. Mi spiega che la polvere e l’escursione termica, tra il giorno caldissimo (35°C) e la sera piuttosto fresca, sono la causa del suo banalissimo, ma fastidioso raffreddore.
Nonostante tutto, riesce a comunicare piuttosto chiaramente.
Mi spiega con ammirazione che la struttura in cui sono ospitati, il Centro San Camillo, è un ospedale enorme ed è presente anche la Direzione dei Gesuiti; Padre Umberto Libralato è l’ incaricato che coordina i progetti della Compagnia di Gesù nel Burkina.
Riferendosi poi al progetto agricoltura, per il quale Missionland ha condotto laggiù il Magirus, Roberto mi informa che ovunque è un disastro: il miglio e il grano non sono mai maturati perché è venuta a mancare l’acqua durante la stagione delle piogge. Anche questa zona, quindi, come per il Mali, ha già dichiarato lo stato di carestia.
Non faccio tempo a rattristarmi per questa terribile notizia che Roberto mi comunica rapidamente tutta la sua soddisfazione per la super efficienza dimostrata dai meccanici del gruppo, in occasione della riparazione del mozzo dell’ACL .
Bene, questo mi conforta sicuramente, però l’immagine dei campi aridi continua a rimanermi dentro … Che tragedia! Tutto ciò mi crea angoscia.
Ma gli avvenimenti che seguono il corso della mia giornata, mi aiutano a superare il mio malessere.
Nel pomeriggio, infatti, sono sorpresa nel ricevere la gradita visita della moglie di Antonio.
Davanti ad una calda tazza di the, discorriamo piacevolmente del più e del meno, ma, alla fine, i nostri discorsi convergono ovviamente sul viaggio di Missionland, sul gruppo e sui fatti accaduti in Nigeria.
Mi commiato da lei perché ho un appuntamento in pizzeria con Daniela, la compagna di Guido.
Mentre percorro il tratto di strada per raggiungere il locale, mi arriva un messaggino di Roberto che leggo, però, seduta al tavolo.
Messaggio: “ …Finito di scaricare e ricaricare. Ora andiamo a cena dall’avvocato amico di Luisa e domani partenza all’alba per il Niger”.
Eh già, hanno dovuto liberare il Magirus e suddividere il carico tra i restanti mezzi. Ora, anche Roberto ed Ale dovranno prendere posto su un nuovo veicolo.
Conoscendolo, posso solo immaginare dove si sistemeranno...
Alla fine della serata, trascorsa soprattutto a conversare, mi rendo conto di aver riportato l’ago del mio equilibrio verso un ritrovato benessere, probabilmente grazie anche al modo così pacato e cordiale della mia interlocutrice .
Appena rincasata, ricevo l’ultimo sms della giornata:
Messaggio: “Ciao tesoro stiamo rientrando dalla serata fatta dall’avvocato.
Incredibile emozione per le parole dette dall’avvocato nei miei e nostri confronti. Esagerato!
Antonio ha pianto e più di qualcuno, compreso il sottoscritto, ha fatto gli occhi rossi.
Luisa ha fatto il discorso di saluto e giù…
Serata forte e piena di emozioni.
Missionland questa sera ha fatto il botto…”-
Non so bene cosa Roberto abbia voluto dire con quest’ultima frase, ma mi sembra di leggere tra le righe che i nostri viaggiatori abbiano trascorso una stupenda serata, all’insegna delle emozioni più profonde.
Rileggo più volte il messaggio e, senza accorgermi, mi trovo prima ad annuire e poi a sorridere felice assieme a loro.
Carr é, sabato31 dicembre 2011 S. Silvestro NIGER
Sto per salutare l’ultimo giorno di un anno che ricorderò solo per alcuni avvenimenti positivi. Personalmente non mi lusingo che il prossimo sarà migliore , ma mi riprometto di affrontarlo con maggior spirito di adattamento, atteggiamento che si è rivelato fondamentale durante i miei viaggi.
Dalle informazioni ricevute ieri sera, so che stamattina il gruppo si è alzato all’alba per intraprendere una gravosa frazione di circa 650 km, in modo da lasciarsi alle spalle il Burkina, entrare in Niger, attraversare la capitale Niamey e raggiungere quindi Dosso.
Oltrepassando la frontiera di questo paese africano senza sbocchi sul mare, si ritorna alla stessa ora dell’Italia.
Purtroppo, come sta avvenendo con una certa frequenza, non riesco a ricevere notizie dal nostro gruppo, per cui devo ricorrere al mio vecchio e prezioso diario, in cui posso ritrovare moltissimi dettagli annotati due anni fa.
Allora eravamo giunti alla frontiera del Niger provenendo dal Mali, da Gao, città ora interdetta per i continui disordini che si verificano tra l’esercito maliano e i tuareg.
Presumo che i nostri, invece, arrivando dal Burkina, entreranno più a sud, da Kantchari.
Nel 2009, quando arrivammo alla frontiera di Koloko, l’Ispettore capo della Polizia ci fece accompagnare fino a Niamey da una scorta armata, decisione resasi necessaria dopo il tragico episodio in cui furono trucidati degli arabi sauditi da parte di banditi maliani senza scrupoli.
Fu un’esperienza incredibile: io e Roberto, alla guida del nostro L 200, a fare da battistrada, mantenendo una velocità costante di 60 km orari ; ciascun veicolo, poi, doveva distanziarsi l’un l’altro di circa 150 metri; a chiudere la fila, il Toyota pick up, con a bordo i sei agenti del corpo speciale, armati di Kalashnikov e pronti ad intervenire ad un minimo accenno di veicolo sospetto.
Il tragitto fino a Niamey fu carico di tensione, perché attendevamo da un momento all’altro il probabile colpo di scena; incredibile, invece, fu l’attraversamento facilitato dei centri urbani dove non esistevano ostacoli per noi, fossero pure semafori rossi o sbarre nei pressi dei caselli delle superstrade che venivano prontamente sollevate al nostro passaggio.
Ci sembrò di vivere un’interminabile, estenuante, ma elettrizzante scena di un film!
Grazie a Dio, arrivammo in capitale dove imboccammo, dopo vari tentativi, una panoramica e scorrevolissima strada a quattro corsie, così poco trafficata da raggiungere alquanto rapidamente Dosso.
Ricordo che il centro di tale località ci apparve piuttosto caotico e sporco, giustificato dal fatto che era la notte di Capodanno. Esattamente come oggi.
Trovammo sistemazione presso l’ albergo Djema, dall’aspetto e dal contesto terrificanti . Il motel si rivelò un autentico paradiso di scarafaggi giganti, in cui la camera matrimoniale più lussuosa, definita “mini suite”, comprendeva, per una tariffa esagerata di 40 euro (corrispondente circa ad un loro stipendio mensile), una stuoia fissata alla parete con grucce con la funzione di armadio, una vecchia poltrona inzaccherata, un anonimo tavolino, il frigo aperto non funzionante, la televisione con i canali annebbiati e un ampio bagno di 25 mq in cui campeggiavano solo un lavandino e la doccia.
Accordati sul prezzo e sulla sistemazione, l’avventura continuò anche nella ricerca di un posto per cenare, perché, dopo un lungo girovagare per la città, capimmo che l’unico locale ancora accessibile era il Restaurant Des Arts, dove dividemmo quello che era rimasto in cucina, ovvero tre porzioni di pollo e patatine tra dieci persone.
Che dire! Ritornammo all’albergo, stanchi, affamati e poco desiderosi di rintanarsi in quelle squallide stanze.
In cuor mio auguro maggiore fortuna ai nostri amici che, secondo i miei calcoli, dovrebbero già trovarsi nelle vicinanze di questo posto, considerato il centro culturale e spirituale dell’etnia Djerma.
Dopo tanta attesa e parecchi falsi allarmi, alle 21.30 arriva finalmente il “bip bip” che aspettavo:
Messaggio: “…Arrivati ora a Dosso poi ti chiamo…”
Ma ormai so già che il “poi” corrisponde all’incirca ad un’ora e infatti:
Messaggio: “Ci siamo accampati vicino alla polizia di Dosso, ma è arrivato il capo della polizia che ci fa spostare alla centrale dove saremo più sicuri. A dopo…”
E mancano 5 minuti a mezzanotte quando ricevo l’ultimo sms:
Messaggio: “… sono cotto. Siamo accampati all’interno della centrale di Polizia di Dosso . Oggi abbiamo fatto 650 km e due frontiere. Il resto è ok...
Buona notte dal profondo del mio cuore”
Gli invio i miei auguri di “buon anno” che, inaspettatamente, non vengono contraccambiati.
Eh già, cotto e… stramazzato!
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DIARIO DI BORDO A DISTANZA di Daniela
Carré, mercoledì 14 dicembre 2011 ore 13.42
Sembra impossibile, ma quando si ha fretta di arrivare a casa, i semafori, i bradipi al volante e pure la pioggerella si alleano perfidamente tra di loro.
Varco il portone di casa, stranamente spalancato, con l’ansia al di sopra il livello di soglia. Con mia grande sorpresa, trovo già i primi viaggiatori, Alberto, Guido e Antonio, tutti pimpanti e pronti alla partenza. Già, oggi è il fatidico giorno zero.
Capisco che ho fatto male i conti e mi rassegno all’idea di un inevitabile digiuno forzato. Non importa, non tutto il male vien per nuocere.
Dall’eccessiva dinamicità di Roberto, capisco che il capo è agitatissimo, soprattutto mentre risponde al telefono o quando scambia battute ad alta voce.
Nel giro di mezz’ora, il gruppo si riunisce al gran completo: i fratelli Paolo e Luisa Tonello con Lucia; al loro terzo viaggio con Missionland, Paolo Bortoletto e Lucio assieme a Nadia.
Dentro e fuori casa si percepisce una grande concitazione, la solita che precede ogni partenza. In sincronia con l’arrivo di Alessandro, i conducenti si mettono alla guida dei due camion 4x4 camperizzati e dei tre fuoristrada, iniziando così il conto alla rovescia.
Finché i motori si riscaldano, si passa all’immancabile quanto struggente rituale del saluto, manifestato con lo sfoggio di larghi sorrisi da parte dei viaggiatori, contrapposto all’ evidente difficoltà di celare il magone da coloro che rimangono.
Ad ogni modo, il momento del commiato diventa, almeno per me, quella circostanza in cui il pudore e l’affetto litigano per avere il sopravvento uno sull’altro , così che, per contenere le proprie emozioni, ci si nasconde dietro a marchingegni tecnologici con la scusa di dover immortalare quei fatidici istanti.
Nel vorticoso giro di saluti e nella confusione più totale, mi ritrovo a distribuire baci “a raffica” e a rinnovare più volte il commiato alla stessa persona.
Dopo aver creato un po’ di caos alla circolazione stradale, finalmente tutti i veicoli si immettono in strada, pronti ad iniziare il tredicesimo viaggio umanitario di Missionland.
Riesco a seguirli con lo sguardo fino alla grande curva, dopodiché…
dopodiché dovrò affidarmi alla mia immaginazione, ai ricordi, ai vecchi diari e ai messaggi che riceverò.
Salutati anche gli ultimi familiari rimasti lì, con la promessa di sentirci e magari anche di incontrarci, rientro in casa dove finalmente posso liberare, in piena solitudine, le mie emozioni.
Alle 19.30, dopo quasi sei ore, Roberto mi telefona per tranquillizzarmi che il convoglio è arrivato a Genova.
Ad attenderlo laggiù, il nostro amico Andrea, talmente efficiente da far parcheggiare in sicurezza i veicoli all’ interno del porto e condurre comodamente in albergo i nostri viaggiatori.
Grazie Andrea, straordinario e prezioso sostegno di Missionland!
Carré, giovedì 15 dicembre 2011
Conosco pochi dettagli sull’imbarco avvenuto in mattinata sulla Nave Excellent, ma dall’euforia percepita al telefono, capisco che tutto è andato bene.
Messaggio:“Alle 14.09 un sms di Roberto mi informa che in quel momento stanno partendo.
Presa dai miei impegni lavorativi, accolgo questa notizia con una certa tranquillità, ben sapendo che la traversata del Mediterraneo verso il Continente africano è il momento più rilassante, ma anche il più noioso di tutto il viaggio.
E’ quel lasso di tempo adatto ai componenti del gruppo per iniziare a conoscersi meglio, a tessere le prime relazioni e a scoprire i tratti del carattere di ciascuno.
Si adopera parte del tempo a disposizione per scrivere altre cartoline e contare quelle già compilate; a passeggiare qua e là, a perdersi nel confuso e identico intersecarsi di corridoi, ad incontrare altre persone, gran parte lavoratori marocchini che rientrano in patria, ma anche viaggiatori di diverse nazionalità; ad indovinare la provenienza di quest’ultimi … e tutto per ammazzare quel tempo senza fine al quale non siamo più abituati.
Molto spesso, durante l’attraversamento di questa grande chiazza blu, si fa amicizia naturalmente con la gente più disparata, grazie alla quale le interminabili serate si trasformano in piacevoli momenti.
E quando verso le 22.50 un sms mi augura la buona notte, capisco che la compagnia si è già ritirata nelle proprie cabine, generalmente caldissime e poco umidificate.
Carré, venerdì16 dicembre 2011
Alle 7.34 un graditissimo buongiorno mi giunge dal Mediterraneo.
Rispondo affettuosamente al saluto e corro al lavoro.
La giornata, prima uggiosa e piovosa in seguito, snocciola momenti davvero impegnativi . Ogni tanto il pensiero corre da loro, ormai lontani migliaia di chilometri da me. Sic!
Verso le 13 telefono proprio nel momento in cui la nave sta attraccando al porto di Barcellona.
Quando poi sento alla televisione, la notizia del rilascio dell’operatore di Emergency, rapito in agosto nel Sud Sudan, lo comunico a Roberto che mi risponde con un lunghissimo sms:
Messaggio:“Sì l’abbiamo sentito. Ora in nave c’è un sistema di telefonia che fa costare un capitale le chiamate. Il mare è incredibilmente mosso .
Abbiamo conosciuto una coppia australiana fantastica che fa il giramondo di professione. Ci hanno invitato da loro.
Abbiamo raccontato loro la nostra storia grazie al perfetto inglese di Ale (n.d.r Alessandro Dalle Carbonare) e ci hanno detto che la metteranno nel libro che scriveranno. Il loro sito è wilderness-agencies.com. au Non vediamo l’ora di arrivare. Continuo a ricevere messaggi di buon viaggio.
Come volevasi dimostrare!
Stranamente il telefono resta in silenzio per tutta la serata, ma alle 23.43 arriva finalmente l’sms del fine giornata:
Messaggio: Tutto ok. Per fortuna il mare si è un po’ calmato perché altrimenti sarebbe stata dura. Ci hanno informato che la nave partita oggi è dovuta tornare indietro perché nel golfo del leone il mare era forza 8. L’abbiamo scampata per un giorno !
Siamo in ritardo; ho parlato con i ragazzi e se le cose stanno così penso che sbarcheremo domani sera, forse proseguiremo e guideremo tutta la notte.
Domani decidiamo.
Accidenti!
Mentre leggo il messaggio di Roberto, sento un rumore violento di lamiere e mi accorgo che fuori si è alzato un ventaccio fortissimo da forza 8.
Siamo praticamente nella stessa barca…
Carré, sabato 17 dicembre 2011
Il vento si è calmato anche qui e ci restituisce un timido sole.
Messaggio:alle ore 8.40 il primo sms della giornata: “ Che notte! Non ti dico cosa c’è in giro per la nave. Ora il mare si è un po’ calmato”.
La giornata scorre lenta e stranamente tranquilla. Finalmente verso le 16.40 un nuovo messaggio:
Messaggio: “Noi stiamo arrivando; saremo in porto tra un’ora e poi che il signore ce la mandi buona”.
Già Tangeri resta sempre una grande incognita. Puoi attraversare dogana e polizia in un battibaleno, come rimanere fermo giorni se trovi il funzionario sbagliato nel momento sbagliato. Speriamo bene…
Durante la serata continuo a controllare il mio cellulare che non intende darmi alcun segnale. Comincio a preoccuparmi ed invio io un sms chiedendo se va tutto bene. La risposta è immediata: “Ancora no”.
Messaggio:Alle 22.41 ricevo un nuovo sms: ” Siamo ancora fermi in dogana un gran casino. Stiamo aspettando di fare lo scanner”.
Accidenti! Ma cosa vuol dire? Almeno i documenti sono già stati controllati?
Messaggio:Un’ora dopo Roberto mi scrive:”Il casino sono le armi . Ne hanno trovate. Fanno fare lo scanner ; non so per quanto ne avrò. Ai nostri ho detto di dormire e io sono qui nell’attesa che succeda qualcosa. I documenti li devono ancora vedere.
Speriamo bene…
In cuor mio mi auguro vivamente che l’efficientissima Ambasciata Italiana a Rabat, alla quale ci rivolgiamo prima di intraprendere ogni viaggio, sia riuscita a strappare l’autorizzazione all’Ufficio degli Esteri marocchino, in modo da riconoscere l’aspetto umanitario del nostro viaggio e quindi accelerare le pratiche doganali.
Per ottenere ciò, però, dobbiamo ringraziare Fraternità Missionaria onlus, Associazione certificata con la quale cooperiamo da parecchi anni.
Devo attendere le 03.30 per ricevere finalmente il messaggio tanto atteso:
Messaggio:”Siamo fuori Tutto ok. Grande. Un super bacio”
E vaiiiiii. Bentornato Missionland nel continente africano!
Carré, domenica 18 dicembre 2011
Messaggio: ore 10 “ Ripartiti dopo due ore di sonno. Abbiamo guidato fino alle 6 e poi dormito un po’, chi in tenda e chi in camion . Sono un po’ più rilassato. Ora siamo a Rabat…
Bello il Marocco! Definito dagli arabi Al-Maghreb al Aqsa, ovvero “l’estrema terra dove il sole tramonta”, il Marocco è un paese incantevole e pieno di risorse, ricchissimo di patrimonio culturale, dalle città imperiali a quelle medievali, dalle rovine romane alle kasbah berbere e agli splendidi monumenti islamici; per non parlare del diverso panorama che si presenta mano a mano che ci si spinge verso il sud.
Sembra che, grazie alla sua conformazione geografica, ad est le catene dell’Atlante e a sud il deserto dl Sahara, il Marocco sia rimasto in un certo senso al riparo dal resto del continente africano.
A noi è successo di correre in pieno deserto e scorgere a levante le suggestive cime innevate dell’Anti Atlante.
Messaggio:Verso le 19.00 ricevo un sms: “Stiamo arrivando ad Agadir. Poi ti chiamo”
Ed infatti verso le 20.15 squilla il cellulare… Che meraviglia!
Roberto mi racconta che a differenza degli anni precedenti, ora si arriva ad Agadir tramite l’autostrada, piuttosto cara visto che il transito che è costato 100 euro, ma comoda perché il convoglio è molto lento ed ha accumulato ritardo rispetto alla tabella di marcia; si deve raggiungere infatti Andrea Miliardi, un viaggiatore toscano che si trova già a Layounne con la sua moto e che, con ogni probabilità, incontrerà il nostro gruppo a Dakla.
Roberto è sollevato per il prezzo del carburante che risulta convenientissimo: 75 centesimi al litro!!!
Mi accenna ad un lieve problema meccanico (tappo dell’acqua)accaduto al Discovery di Lucio, ma prontamente risolto.
Sono alloggiati al solito Motel vicino all’Aeroporto, dove di solito pernottiamo quando siamo costretti a fermarci in quella strana città, così poco africana e troppo europea. Ad Agadir, infatti, vivono parecchi italiani, riconoscibili dalla lunga chioma ormai argentea raccolta in un sottile codino, che si sono trasferiti qui negli anni novanta, optando per un modo alternativo (leggi godereccio) alla vita imprenditoriale.
Mentre stiamo conversando, squilla il telefono di casa: è il nostro amico ciadiano Gilbert che mi informa di aver consegnato il nostro dono ad Ermanno Olmi, il quale l’ha molto apprezzato e ci ringrazia ancora per la stupenda serata trascorsa assieme.
Gilbert aggiunge che il grande regista vorrebbe avere vent’anni di meno per poter partecipare ad un nostro viaggio. Ne siamo davvero lusingati!
A tal proposito, ripenso a me, alla mia attuale situazione di passeggera immaginaria che, nonostante tutto, sto compiendo assieme a loro un viaggio a distanza.
Allora mi viene in mente una frase di Mark Twain che dice:
“Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.”
Parole sante!!! Da mettere in pratica oramai il prossimo anno…
Messaggio:Verso mezzanotte il tanto atteso messaggio affettuoso della buonanotte!
Sogni d’oro e un profondo riposo ristoratore a voi, autentici viaggiatori!
Carré, lunedì 19 dicembre 2011
Messaggio:Siamo partiti dopo una notte di meritato riposo. Sto bene .
Poi silenzio per tutto il giorno.
Per fortuna ricevo la gradita visita di Patrizia, la mamma di Ale; assieme ci gustiamo il caffè, conversando sul nostro passato di compagne di scuola e sul presente di genitrici.
Il lavoro mi tiene occupata tutto il tempo per cui non mi pesa assolutamente la mancanza di messaggi, ma quando il buio si accampa prepotentemente alle finestre, il mio pensiero diventa sempre più ricorrente e fisso. Allora, per togliermi un po’ d’ansia, invio a Roberto un paio di sms, chiedendo se va tutto bene o se ci sono problemi. Silenzio…
In questi momenti, tutto diventa difficile, a concentrarsi, a tenere la mente occupata, sia in attività domestiche, sia a rispondere alle numerose telefonate che chiedono se ci sono novità…anche scrivere il diario del giorno risulta laborioso.
Mentre mi chiedo se rileggere il mio vecchio diario possa servire a rinverdire i miei ricordi, il telefono di casa emette uno speranzoso segnale di vita; dall’altra parte del filo c’è Roberto che mi comunica di essere arrivato a Layounne, nell’ex Sahara spagnolo, ma sta parlando con un certo affanno perché il Magirus non è molto maneggevole, soprattutto se lo si guida attraverso strade trafficate e non molto ampie.
Aggiunge che sta seguendo un religioso spagnolo, trovato provvidenzialmente sulla loro strada e disponibile a dare ospitalità ai camion presso la sua missione.
Mi informa che il resto della compagnia ha deciso di alloggiare invece in un albergo.
La voce di Roberto tradisce un certo affaticamento, giustificato dai 700 km macinati durante il giorno e dal fastidioso harmattan, vento del deserto, insidioso per gli ammassi di sabbia che deposita lungo i cigli delle strade, in grado di far perdere il controllo del veicolo al conducente.
Roberto mi anticipa che domani ci sarà un nuovo “tappone” perché l’obiettivo è Dakla, estrema punta del Marocco in prossimità della frontiera con la Mauritania, mentre si augura che il gruppo sappia far fronte a tali fatiche con lo spirito adeguato.
Sembra un fiume in piena. Mi saluta con la promessa di fare un po’ il resoconto della giornata.
A mezzanotte e mezza lo squillo del telefono di casa mi sveglia di soprassalto: è Roberto che mi confessa candidamente di aver dimenticato la differenza di orario tra l’Italia e il Marocco e che ha voluto telefonare perché troppo stanco per scrivere; mi ripete più o meno il contenuto della precedente chiamata .
Eh sì, deve essere decisamente stanco !
Alla fine della conversazione ci auguriamo vicendevolmente una buonissima notte, ma ormai a me il sonno è passato.
Carré, martedì 20 dicembre 2011
Tutto tace fino a sera, quando Roberto mi informa del loro arrivo a Dakhla. Finalmente!
Messaggio: “Gli scenari sono sempre spettacolari. Da domani entriamo in Mauritania e non so come si comporterà il telefono, ma in qualche maniera farò.
Oggi abbiamo fatto le strategie per i prossimi giorni.
E’ stata una buona giornata anche se abbiamo dovuto intervenire con un gruppo, trapani e tutte attrezzature che disponiamo a sistemare tutte e due le roulotte perché il troppo carico le stava aprendo, ma abbiamo dimostrato una super efficienza . Abbiamo fatto tutti i controlli sotto la mia direzione e l’esperienza di Antonio, Guido e Paolo; Lucio e Nadia ai fornelli aiutati da tutti gli altri. C’è tanto vento. L’unica cosa che mi dà da pensare è che non si vede nessuno in giro nessun fuoristrada o turista a parte i soliti camper”.
Eh sì, è strano per davvero!
In questo tratto di strada che precede l’ultimo avamposto marocchino, a circa 300 km dalla frontiera mauritana, si incontravano solitamente corriere Kamikaze, camion pirata, fuoristrada militari super accessoriati con lunghissime antenne, rarissime autovetture, storici land rover di allevatori di bestiame ed una serie infinita di posti di controllo!
E’ vero che arrivare a Dakhla sembra di essere giunti alla fine del mondo, ma quando si sosta alla Plage Blanche, in orario di bassa marea, sembra di trovarsi a Mont Saint Michel. Qui, l’incomparabile panorama, la natura straordinaria e l’incredibile mescolanza di colori riescono ad incantare chiunque, al pari delle sirene di Ulisse, con la differenza, però, che tale sortilegio naturale consente ai viaggiatori di poter rientrare in sé per raccontare poi ciò che hanno potuto ammirare.
E sembra sia stato così anche per i componenti del gruppo.
Lucio, al suo terzo viaggio con Missionland, mi scrive:
Messaggio: “Grande emozione rifare questa parte del viaggio… Incredibile lo stupore nel viso di Nadia alla vista delle spiagge di Dakhla… mi ha abbracciato senza proferire parola…”
Ricordo che anch’io, pur ripetendo anno dopo anno il medesimo itinerario, ogni volta cedevo al fascino di tanta bellezza e, altresì, rimanevo contagiata da un’incontenibile quanto intensa emozione.
Ah, il potere della natura!
Alla stregua degli uccelli migratori, molti turisti europei, italiani compresi, vanno a svernare in tale posto incantevole, accampandosi con i loro camper in queste candide spiagge. Una o più volte la settimana si recano a Dakhla città per rifornirsi d’acqua, mentre fanno incetta di pesce freschissimo, barattandolo con indumenti usati o fuori moda. Clima mite, sole garantito, nessuna spesa di riscaldamento. Unico problema è lo smaltimento delle immondizie, in particolare la plastica.
Alla fine di marzo, per questi implumi migratori inizia il viaggio di ritorno verso il vecchio continente.
A Dakhla, tutto è magico, in particolare la notte!
Laggiù anche la cena assume una dimensione diversa.
Se rallegrata dal calore delle torce, illuminata da uno spropositato bagliore stellare, approntata ad un palpito dal mare e accarezzata da una lieve brezza, essa ha il potere straordinario di trasformare una qualsiasi brodaglia in scatola, in un’eccellente pietanza degna della migliore “nouvelle cuisine”.
Il mio pensiero va a tutti i nostri viaggiatori, alla loro prima cena e inevitabilmente alla mia prima cena nel deserto…
Gustatelo a fondo questo momento, viandanti dal cuore buono… e poi, se potete, trattenete il ricordo tra le pieghe della vostra memoria, esso tornerà piacevole e utile in futuro.
Speciale serata a voi tutti!
Carré, mercoledì 21 dicembre 2011
Roberto, indaffaratissimo alla guida di un super impegnativo camion, mi manda l’immancabile saluto mattutino con l’idea di far partecipare i componenti del gruppo alla ricostruzione della cronaca giornaliera.
Che trovata geniale! Anche i familiari ed amici potranno leggere così i commenti scritti dai loro cari .
Apre la serie il grande giramondo Ale, già avvezzo ai diari di bordo:
Messaggio:“Dopo la notte in rada sotto un magnifico cielo stellato, la compagnia sta attraversando il Tropico del Cancro e si accinge a raggiungere il confine mauritano.
Tra gole di roccia e dune di sabbia , battendo impervi asfalti circondati da panorami mozzafiato, gli impavidi viaggiatori macinano chilometri verso sud e mandano un caldo abbraccio dalle terre lontane.
La felicità di scoprire nuovi popoli in paesi lontani sovrasta qualsiasi titubanza ed il gruppo non vede l’ora di arrivare al primo obiettivo : le suore di Kati Koko”.
Dal messaggio di Paolo Tonello, Luisa e Lucia intuisco che il gruppo si sta armonizzando:
Messaggio: “ Impressionante la vastità del deserto. Ottimo l’amalgama e lo spirito di gruppo.
Leader ineccepibile. Ti pensiamo “
Grazie cari, anch’io vi penso tanto, tanto…
L’sms di Alberto conferma la mia percezione:
Messaggio:“Lucia con il suo affetto diffonde umanità in tutti noi e ci rende famiglia. Grazie Lucia famiglia”
Eh già, le donne sono una grande risorsa nel gruppo Missionland.
Anche Nadia, infatti, riceve le lodi da tutti, in particolare da Lucio:
Messaggio: “Si sta rivelando uno splendido pilota, con grande ammirazione da parte del gruppo e stupore agli occhi dei poliziotti dei posti di controllo e della popolazione locale, al nostro passaggio”.
Alle 13.20 ora italiana, giunge un sms di Roberto:
Messaggio: “Siamo in frontiera, all’uscita dal Marocco. Abbiamo sentito da alcune persone che la frontiera tra Mauritania e Mali è chiusa e in Niger sono interdetti i visti, perciò non si transita. Hai notizie in merito?”
Detto, fatto! Mi piazzo davanti al computer e navigo in internet alla ricerca di comunicati, soprattutto da parte del Ministero degli Esteri.
Nulla di tutto ciò!
C’è solo un avviso per quanto riguarda la tensione venutasi a creare tra gruppi di manifestanti che ha scatenato disordini di piazza in Mauritania.
Per esperienza personale, le conversazioni captate alle frontiere assomigliano molto a quelle che si intrattengono nei mercati paesani dove la notizia passa di bocca in bocca e perde conseguentemente il suo valore originale, quindi mai affidarsi ciecamente a tali fonti.
Se Abdellah, il proprietario del Motel mauritano Asimex di Nouadhibou dove solitamente pernottiamo noi, si presenterà alla frontiera, come aveva promesso nella nostra ultima telefonata, allora sapremo realmente com’è l’attuale situazione nella Repubblica Islamica di Mauritania.
Per quanto riguarda il Mali, invece, sicuramente le suore di Kati Koko potranno offrire utili e precise informazioni, mentre per il Niger, Modo, la guida nigerina, saprà dare al nostro gruppo delle ottime indicazioni.
Sono le 18.30 ora italiana,quando Roberto si fa vivo con un messaggio:
Messaggio: Lunga peripezia, ma siamo in Mauritania…
Seguito subito da un altro sms:
Messaggio: Frontiera Marocco- Mauritania 5 ore in totale . Tutto sommato molto bene se pensiamo all’ormai lontano ricordo delle 9 ore di Tangeri. L’harmattan soffia con … (manca del testo)
Chissà cosa avrà scritto ancora. E’ già un miracolo che sia arrivato un messaggio da quella terra dove esiste la sola copertura di rete locale.
Alla mia richiesta di spiegazioni in merito alle problematiche incontrate e all’eventualità che qualcuno si sia presentato alla frontiera per accoglierli, Roberto risponde perentorio:
Messaggio:Sì è arrivato il “mafioso”. Poi ti spiego; è un casino guidare e scrivere”.
Ah bene, Abdellah è stato di parola!
Roberto lo chiama con questo appellativo perché è un personaggio un po’ intraprendente ed anche invadente. Noi l’abbiamo conosciuto dieci anni fa che era un semplice gestore di Camping (parola grossa), poi, nel tempo, è divenuto guida turistica, quindi imprenditore e alla fine deputato, molto “vicino” all’attuale Presidente della Repubblica Islamica Mauritana. Tutto il mondo è paese…
E’ molto particolare come lo è, in verità, gran parte del popolo mauritano, ma in queste circostanze torna utile conoscerlo.
Costui infatti, nel momento in cui lo si interpella, si rende disponibile ad accogliere il gruppo in frontiera e ad accelerare le pratiche secondo il costume locale( leggi ungere), ma, abituato allo schiavismo tuttora praticato in questa terra, avrebbe la tendenza a disporre del gruppo, impartendo ordini e stabilendo a tutti il suo programma. In passato, tale atteggiamento ha creato ovviamente attrito tra lui e Roberto, spirito intollerante di qualsiasi obbligo immotivato.
Se il convoglio è in viaggio per Nouadhibou, avrà inizialmente attraversato “la terra di nessuno”, ovvero un tratto sabbioso in balia di coloro che vivono di espedienti.
Dopo una cinquantina di chilometri, percorsi tra sterrati e distese sabbiose ancora minate, si arriva ad una stretta penisola sulla quale si affaccia Nouadhibou, l’antica Port-Etienne, famosa soprattutto per la pesca, primato che viene confermato anche dall’olezzo di pesce secco percepito nell’aria.
Abdellah avrà già organizzato tutto: al suo campeggio arriva prima il personaggio che effettua il cambio degli euro in Ouguiya, la moneta locale; poi è la volta dell’Assicuratore che consegna la Carte Brune, indispensabile per poter transitare sulle strade mauritane ed infine la registrazione dei viaggiatori presso un posto di Polizia. Ultimo atto è il rifornimento di tutti veicoli che dovranno affrontare la zona del Banc d’Arguin per giungere alla capitale Nouackchott.
Resto in attesa di un nuovo messaggio per conoscere in dettaglio la situazione che arriva puntualmente alle 22.20:
Messaggio:”Ci siamo accampati. Ora siamo diretti alla capitale a 200 km, siamo ad un posto di polizia per cenare e dormire . il mafioso è sempre il solito rompi, ma, come sempre, ci ha portato fuori dai casini. La dogana è un casino: non volevano che entrassimo con il gasolio. Una montagna di difficoltà per tutto”.
Avrei voluto sapere qualcosa di più, ma comprendo il momento e lascio loro il tempo di rifocillarsi e riposarsi un po’.
Buon riposo ragazzi, vi penso laggiù a guardare le stelle talmente basse da pensare di poterle toccarle con un dito.
Carré, giovedì 22 dicembre 2011
Nei giorni che precedono le vacanze di Natale, di solito la scuola organizza attività e iniziative che mettono a dura prova le limitate e ridotte energie del personale insegnante, quindi ieri sera, ridotta allo stremo delle mie forze, ero sprofondata in un meritato sonno ristoratore.
Al mattino, ancora assonnata, intravedendo la busta gialla sul display del mio telefonino, capisco che la sera precedente, Roberto mi aveva inviato un sms:
Messaggio: “Siamo a 200 km dalla capitale domani tentiamo di raggiungere Aleg per riuscire a Natale ad essere dalle suore. Andrea ( n.d.r. Andrea Miliardi viaggiatore motociclista di Viareggio) questa sera è con noi e ha cenato assieme . Il vento è sempre esagerato ha creato un paesaggio suggestivo in maniera incredibile. Ora ci sono 23 gradi”.
Che meraviglia! Se alle undici di sera si registrano ancora 23 ° C, durante il giorno dovranno essere almeno una trentina e sicuramente privi di umidità.
La mia giornata si rimette in moto, anzi in accelerazione perché devo assolutamente completare in tempo i miei lavori .
Non appena riesco ad entrare in pausa, leggo l’altra parte del messaggio inviatomi il giorno precedente da Ale che mancava di testo:
Messaggio:“I mezzi vanno bene dopo la pulizia della sabbia dai filtri . Temperature ottimali e deserto stranamente lussureggiante. Un abbraccio “
E quando finalmente riesco a raggiungere casa mia, con il pensiero allettante di trovare là, il meritato relax, si presenta una serie curiosa di imprevisti che mi impedisce di riprendermi in tranquillità. Mi distoglie dai miei contrattempi il “bip bip” del mio cellulare. E’ Ale che alle ore 16.44 ora italiana mi scrive, su dettatura di Roberto:
Messaggio:“Siamo tra Aleg e Kiffa sulla trans mauritana.Tutto bene? “
La cosa che riesce sempre a sorprendermi è questa strana forma di telepatia che ci unisce anche a migliaia km di distanza.
Ricevo le gradite visite e telefonate di persone care che in questo modo intendono dimostrarci tutta la loro vicinanza.
Provo a sbrigare tutte le faccende finché ho ancora un po’ d’energia, poi so già che piomberò inevitabilmente sul divano.
Come volevasi dimostrare, alle ore 22.10 vengo svegliata dal suono deciso di un sms:
Messaggio “Ci siamo fermati ora”.
Dopo una ventina di minuti Roberto scrive:
Messaggio: “Tutto ok. Siamo accampati a 200 km da Kiffa . Ho serrato i tempi per entrare in Mali domani . Stiamo preparando la cena e domani partenza alle 6.00. Vediamo …
Abbiamo controllato i mezzi e sembra tutto ok. Ci ha spaventato L 200 con la spia dell’olio ma era solo il cavo rotto. Sono stanco…
Andrea è sempre con noi. Bacio”.
Espletato il primo sonnellino, passo alla fase transitoria del “quasi sveglia ma non troppo” e mi sforzo di rimanere tale finché non arriva il messaggio serale della buonanotte con un nuovo aggiornamento:
Messaggio: “ Siamo in un posto militare dove c’è sorveglianza e sicurezza…”
Bene, dopo questa notizia che mi tranquillizza molto posso entrare nella fase del torpore che precede la dormita autentica.
Calano le palpebre, mentre dedico a loro il mio ultimo pensiero.
Carré, venerdì 23 dicembre 2011
Ultimo giorno di scuola… ma oggi il mio pensiero corre soprattutto al ricordo del mio grande ed ineguagliabile papà che non è più tra noi da 24 anni.
Le ore trascorrono in un clima pre-vacanziero per i nostri euforici alunni, mentre per noi le condizioni sono da anticamera del reparto neurologico.
Scherzi a parte (ma non tanto), dopo la mattinata lavorativa, vado a pranzo con le colleghe con le quali mi concedo alcune ore di piacevole compagnia.
A completare questo stato di grazia è il primo sms della giornata, capace di farmi ricordare che laggiù c’è chi mi pensa con tanto affetto.
Ma a raffreddare un po’ lo spirito è il messaggio immediatamente successivo:
“Un casino: prime difficoltà e problemi. Da stamane abbiamo fatto 30 km. Siamo a 150 km da Ayoun el Atrous e la strada è inesistente. Non si va avanti. Saltano tutti i programmi. C’è un vento incredibile. La visibilità non è buona”.
Alla mia inevitabile richiesta se incontrano qualcuno lungo il percorso, Roberto risponde:
“ No, non c’è nessuno in giro. La polizia ci dice di fermarci come arriva il buio perché non è sicuro. Ho un attimo di tensione ma cerco di non farlo vedere.. A dopo, mi manchi”
Caspita! Sono un po’ sopraffatta dall’ansia, ma è solo un momento perché mi tranquillizzo subito dopo aver riletto il mio diario di due anni fa, in cui descrivo il nostro passaggio in questa zona:
Al ponte di Tintane (tra Aleg e Ayoun el Atrouss) ci accorgiamo che qualcosa non va: tutt’attorno è allagato,vetture travolte, case finite sott’acqua, fango ovunque. E’ un vero disastro!
Ai lati di una strada ridotta ad una strisciolina perchè erosa dall’acqua, si sono formati due estesi bacini. E’ talmente rovinata da non riuscire a capire dove sia il tracciato principale.
Dopo qualche chilometro, la strada ritorna abbastanza percorribile, ma sempre molto deteriorata, con enormi buche profonde. In alcuni punti, c’è addirittura un muro di fango in mezzo alla strada che ci obbliga a cercare una pista alternativa.
Fatichiamo a procedere ad un’andatura spedita per cui arriviamo fuori tempo massimo all’ultimo posto di controllo della polizia che dista una ventina di km da Ayoun.
Riusciamo a convincere gli agenti che ci fermeremo al Camping Saada, pertanto, dopo una telefonata doverosa al capo posto, ci scortano fino al campeggio dove veniamo sorvegliati per tutta la notte da due poliziotti…
Non è cambiato molto da due anni fa. Conoscendo poi la manutenzione africana delle strade quasi inesistente e la natura così poco potente e non sempre amica, i conti alla fine tornano.
Verso le 20.20 mi arriva un nuovo sms:
“Siamo fermi ad un posto di blocco a 50 km dalla frontiera con il Mali. I poliziotti non ci hanno lasciato andare verso la frontiera perché dicono che non è sicura. Meglio restare a 50 km !
Continuano telefonare da una postazione all’altra per dare informazioni sulla nostra posizione e per farci avanzare. Ora prepariamo la cena.
Ale si sta rivelando un ottimo compagno di viaggio con tanta umiltà e tanta voglia di scoprire.
Hai ricevuto gli sms di Ale e degli altri?
Buona serata…”
Sono quasi le 22 quando arrivo l’ultimo, un po’ malinconico sms della giornata:
“Stiamo trascorrendo la serata con i militari del posto che ci stanno mettendo al corrente su Al Kaida, su quant’è diffusa e su quanti ce ne sono in giro. Me li ha spaventati non poco.
Ci hanno promesso che veglieranno tutta la notte. Abbiamo chiesto quanti sono e ci hanno risposto che è un segreto.
C’è una stellata esagerata sembra impossibile che attorno a noi ci sia tanta cattiveria…
Già la cattiveria! Anche se personalmente annovero numerosi episodi di malvagità e perfidia rivolti nei miei confronti, mi piace pensare che Victor Hugo abbia ancora ragione quando ai suoi tempi affermava :
“…Non ci sono né cattive erbe né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori!”
Forza grande capo, dimostra tutta la tua determinazione perché il coraggio è anche provare paura, ma, al contempo, andare avanti lo stesso!
Buona notte …
Carré, sabato 24 dicembre 2011 - Vigilia di Natale
In mattinata ricevo parecchie telefonate, tra le quali quella di Paola, viaggiatrice di Vicenza e amica di Guido (n.d.r. Guido Marangoni) che raggiungerà in aereo Bamako con una sua amica, proprio nella notte di Natale.
Dalla capitale del Mali, Paola e il nostro gruppo percorreranno insieme il tratto di strada che da Bamako si dirigerà verso Bandiagara, nella terra dei Dogon.
Un altro gradito augurio telefonico mi giunge da Adriano, il cognato di P. Franco che mi informa di aver parlato con Roberto proprio mentre si trovava alla frontiera del Mali. Ah, bene a sapersi perché oggi non ho ricevuto nessuna comunicazione. Attendo con pazienza e calma nella speranza di ricevere qualche segnale, ma niente da fare.
Mi telefonano anche Giordano e Gilbert che raggiungeranno il gruppo Missionland in Ciad, ai primi di gennaio. Entrambi mi rassicurano e mi incoraggiano ad essere ottimista sulla mancanza di notizie.
Penso che i motivi principali possano essere, sia la mancanza di reti telefoniche adeguate, sia le lungaggini burocratiche da eseguire a tali frontiere, piuttosto rigide e predisposte a cercare “il pelo nell’uovo” come due anni fa.
Per trovare conferma alla mia ipotesi, rileggo alcuni passi del mio vecchio diario, proprio nel momento in cui dal campeggio di Ayoun ci siamo diretti verso la Frontiera del Mali:
…Sveglia con il buio dopo il canto del muezzin.
Tentiamo di lavarci, ma manca l’acqua. Prepariamo la colazione , migliorando i tempi di preparazione rispetto alla volta precedente. Saldiamo il conto al poco cordiale gestore mauritano e partiamo assieme alla scorta dei due poliziotti che ci lasceranno al primo posto di controllo.
Osservando il cielo terso, è facile prevedere che sarà un’altra giornata di fuoco.
Dopo qualche chilometro, incontriamo il secondo posto di controllo dove perdiamo un sacco di tempo perché i tre poliziotti non riescono a decifrare la fiche (scheda scritta in francese in cui sono indicati tutti i dati dei nostri viaggiatori), per cui passano veicolo per veicolo, intenti a trascrivere in arabo, alla velocità dello standbay, nomi e vetture.
Dopo una buona mezz’oretta, ci informano che dobbiamo attendere il nulla osta dal posto di controllo successivo, ovvero un poliziotto che venga a scortarci. Altri venti minuti passano in attesa dell’agente. Dopo aver perso tempo prezioso inutilmente, sia per la temperatura che si sta alzando velocemente, sia per lo svolgimento delle formalità burocratiche che dovremo affrontare in frontiera mauritana, finalmente possiamo andare liberamente.
La strada recentemente asfaltata presenta in alcuni punti già seri problemi di percorribilità, probabilmente causati da mezzi sovraccarichi che deformano il manto stradale, alterato nella sua consistenza dall’ eccessiva calura. Ora la temperatura esterna è salita a 25° C.
Percorriamo la strada per Kobenni immersi nella dorata savana, punteggiata qua e là da verdissimi arbusti di bamba, piante grasse a foglie tonde con piccoli fiorellini bianchi, screziati di viola; tanto bella a vedersi, quanto pericolosa a toccarla per il suo lattice ustionante, impossibile ad essere assunta come cibo anche dalle capre.
Alla frontiera mauritana, stranamente riusciamo a sbrigare in fretta tutte le formalità. Meglio così!
Diventa un autentico calvario, invece, il completamento delle formalità alla frontiera del Mali: ufficio della Polizia per il visto; pratiche per l’Assicurazione ; Dogana per il Lassez-Passer; ancora Polizia per il timbro sul Lassez-Passer ed infine Gendarmeria, per un totale di 3 ore e una montagna di soldi. Come non bastasse, i funzionari chiedono anche i “cadeau”ed una confezione di sei bottiglie d’acqua.
Ora la temperatura ha raggiunto i 37 ° C. E tutto diventa più difficile.
Terminate le pratiche, imbocchiamo immediatamente la strada per Bamako, ma siamo già fermi per il primo controllo del Laissez- passer rilasciato alla Dogana timbrato dalla Polizia.
Com’è estenuante questo “non procedere”!
Mano a mano che avanziamo sulla strada per la capitale, ben asfaltata e poco trafficata, ci accorgiamo che il paesaggio comincia a cambiare intorno a noi: si intravedono i primi baobab e gli sgargianti alberi corallo, fino a notare una vegetazione via, via, sempre più verdeggiante e più fitta, culminante in campi coltivati a miglio, segno evidente della presenza di acqua preziosa.
Percorriamo quasi in solitudine i 434 km che ci dividono da Kati Koko sotto un solo cocente, mentre, ai lati della strada asfaltata, su piste in terra rossa, vediamo un brulichio di persone che transitano a piedi, in bicicletta, sul dorso di somarelli o cavallini, carretti trainati da asinelli e mobylette(motorini a tre posti). Che assurdo, la strada comoda solo per pochissimi , invece la moltitudine deve viaggiare nelle difficoltà!
Mentre a Djema, ci rattristiamo per l’amara sorpresa di scoprire che il carburante costa carissimo( allora quasi 1 euro ) a Didieni ci risolleviamo lo spirito, assistendo ad un tripudio di colori regalatoci da un incomparabile tramonto.
Ma Bamako è ancora lontana e, in Africa, quando la luce lascia posto alle tenebre, queste si impossessano improvvisamente di ogni cosa, costringendo i viaggiatori a tenere gli occhi bene aperti per non investire carretti, persone, biciclette, animali e moto in transito oppure camion e veicoli in panne, fermi sul ciglio della strada, ma non segnalati.
Esausti giungiamo a Kati alle 21.30 dove Suor Carmen ci sta aspettando per condurci alla Parrocchia di San Giuseppe in cui è presente una struttura adibita a scuola professionale. Lo spazio è vastissimo; sono presenti acqua e servizi, anche se non tanto igienici.
Il cielo stellato e la temperatura favolosa ( 29°C) ci inducono ad alzare il nostro sguardo e lasciarci sedurre dalle meraviglie del creato che ci infondono un’ immensa letizia.
Siamo felici di trovarci nella gioiosa terra del Mali, dove i bambini salutano festosamente al passaggio dei nostri mezzi, dove la gente è operosa e cordiale; dove le donne sono belle, solari e coloratissime; dove prima del sorger del sole i galli cantano.
Accidenti, che momenti!
I miei ricordi, però, si interrompono per tornare alla mia preoccupazione presente . Guardo continuamente il telefonino, ma niente da fare… nemmeno un messaggio. Passo in rassegna un’ esigua lista di motivazioni e, alla fine, prego il Buon Dio che accompagni il gruppo in sicurezza, nella buia notte africana.
Carré, domenica 25 dicembre 2011 S. Natale
Dopo una notte agitatissima, non riesco a rimanere a letto, perciò mi alzo presto e provo a chiamare al telefono Roberto… il segnale mi indica che c’è linea ed è pure libera. La sua voce mi giunge un po’ lontana ma, grazie a Dio, la sento… distinguendo perfettamente ciò che midice, in particolare che sono già arrivati a Kati dalla sera precedente.
Sto per sfogare tutta la mia angoscia, quando avverto un leggero risentimento da parte sua nei miei confronti, per non aver mai risposto alla “valanga” dei suoi messaggi inviatimi ieri.
All’improvviso, sbollisce tutta la mia furia e maledico le compagnie telefoniche e tutto ciò che impedisce la giusta comunicazione!
Roberto mi conferma che si trovano alla Parrocchia San Giuseppe, ma che mi racconterà in un secondo momento quello che mi aveva scritto ieri.
Mi anticipa che nel pomeriggio il gruppo si recherà al Grand Marché, dove di solito si acquistano originali oggetti di artigianato locale tuareg, bambara e dogon. Personalmente, mi piace molto Bamako perché è una città vivace, coloratissima e strutturata in modo ordinato, con piazze monumentali che fungono da punti di riferimento per i turisti; è percorsa da schiere di ronzanti mobylette (motorini a tre posti) e fumose automobili, ma non è sicuramente caotica, a differenza di molte altre capitali africane.
Per i nostri viaggiatori, è molto importante fare tappa qui, perché significa prendersi un giorno di riposo meritato, pranzare con calma e “come Dio comanda”, revisionare i mezzi e sistemarli in sicurezza.
Roberto conclude la sua telefonata , comunicandomi che proverà ad inviarmi un sms per vedere se ci sono ancora reali impedimenti di comunicazione tra i nostri due telefonini.
Dopo aver atteso un bel po’ inutilmente, constato che il blocco persiste e quindi glielo comunico attraverso un sms che va a buon fine.
Roberto mi chiama assicurandomi che in serata ci risentiremo, utilizzando o un altro cellulare o una scheda locale.
Finalmente sollevata , mi dedico ad altre faccende, ma alla fine desisto per rispondere alle graditissime telefonate di auguri della moglie di Alberto (n.d.r. Alberto Martignon) e di altri amici ; mi preparo infine per recarmi a casa di Patrizia, la mamma di Ale, alla quale sono molto grata per avermi gentilmente invitata a trascorrere la festività del S. Natale con la sua incantevole famiglia.
Prima di sedersi a tavola, Patrizia telefona ad Ale, mentre si trova in un mercatino di Kati, intento a fare la spesa per il loro pranzo. E’ felice di sentirci e ne approfittiamo per scambiarci gli auguri.
A conclusione di uno stupendo e prelibato pranzo natalizio, ritorno lieta a casa mia, dove avverto un inequivocabile senso di malinconia, nonostante l’accoglienza sempre festosa dei miei due cagnoloni.
Ma come d’incanto, il telefona squilla ed è nuovamente la signora Martignon che, preoccupata per i tre attentati verificatisi in Nigeria ai danni di comunità cristiane, chiede di farlo presente al gruppo, visto che dovranno passare di lì.
La tranquillizzo, spiegandole che la nostra spedizione viaggerà solo in Niger, passando anche per Maradi, la località nigerina più vicina alla frontiera della Nigeria, ma non varcherà mai i confini di quest’ultima.
Rimango in attesa di notizie che non arrivano.
Alle 22 e 30, dopo un paio di tentativi andati a vuoto, Roberto riesce finalmente a mettersi in contatto con me.
Mi racconta che hanno trascorso il pomeriggio a cambiare la ruota lesionata di uno dei due camion, ma hanno avuto anche il tempo di recarsi con un minibus locale, in visita al Grand Marché.
Come supponevo!
In attesa dell’arrivo delle due viaggiatrici vicentine, mi illustra l’itinerario di domani che si dirigerà verso la terra dei Dogon.
Ah, mitici Dogon, quel popolo che si rifugiò nella Falesia di Bandiagara per scappare rifugio dai gruppi di islamici che tentavano di convertire con la violenza.
La loro religione, ricca di divinità, e la loro cultura sono piuttosto complesse e di difficile comprensione per noi, ma la rappresentazione della particolarissima simbologia attraverso la produzione di maschere, l’incisione di ante dei granai e delle case e la riproduzione di cerimonie sacre esaltano tutto ciò che appartiene a questa affascinante popolazione. Anche le abitazioni, inizialmente costruite sulle rocce della Falesia, ma ora costruzioni di mattoni di fango e roccia, dai tetti piatti, con le porte e le ante intagliate, sono divenute oggetto di grande interesse turistico.
Che incanto!
Spero tanto che qualcuno dei nostri ragazzi inizi ad inviarmi un po’ di foto da inserire nel diario e mostrare ciò che io provo semplicemente a descrivere .
Infine Roberto mi aggiunge, senza alcun turbamento, che anche loro sono venuti a conoscenza della serie di attentati nigeriani e poi conclude facendomi presente che quando ho parlato di Al Qaeda in una cronaca del mio diario, ho spaventato i familiari di alcuni viaggiatori. Non avendolo letto, gli spiego che ho solo trascritto “alla lettera” uno degli ultimi sms inviatomi dalla Mauritania, ma senza apporre alcun commento personale.
Chiarita la situazione, con la speranza che tutto continui a procedere al meglio, saluto Roberto ed invio gli auguri a tutto il gruppo.
Carré, lunedì 26 dicembre 2011 S. Stefano
La mattinata scivola lentamente come non capitava da tanto tempo, ma non vedendo alcun segnale, verso mezzogiorno, decido di inviare un sms per conoscere le loro decisioni. Poco dopo avverto uno squillo.
Dalla telefonata di Roberto, molto disturbata e a strappi, intuisco che il gruppo ha trascorso le ore mattutine ad ultimare il progetto relativo alla Missione delle suore di Kati, alle quali vengono consegnati ben 6 quintali di riso, così come esse avevano chiesto chiaramente prima della partenza, per far fronte ad una difficile carestia, conseguenza di scarse precipitazioni registrate durante la stagione delle piogge.
Alla comunità religiosa delle Suore dell’Immacolata Regina della Pace, Missionland , su iniziativa dei fratelli Tonello, dona anche un numero considerevole di lavagnette e gessi agli allievi della loro scuola.
Cosa avrei pagato per poter assistere a quel momento!
Capisco poi che stanno preparando il pranzo perché è loro intenzione riprendere il cammino subito dopo, con a bordo le due viaggiatrici arrivate in nottata.
Per raggiungere il Burkina Faso, il convoglio dovrà attraversare la terra dei Dogon, seguendo il percorso sinuoso del fiume Niger, incontreranno nell’ordine: Segou, ordinata città dall’aspetto coloniale, San; la mitica Djenné considerata patrimonio dell’Unesco, Mopti , circondata da acqua, paludi e campi di riso, situata alla confluenza dei fiumi Niger e Bani, una città rigogliosa con un grande e pittoresco mercato e il porto più trafficato del fiume. Il porto è un luogo vivace nel quale le imbarcazioni, provenienti da diverse località, scaricano le loro merci: lastre di sale di Timbuctu, pesce secco, legna da ardere, ceramiche, capre, polli e molto altro ancora.
Poi prenderanno la direzione sud- est per la Falesia di Bandiagara, Bankass e quindi, verso il confine con il Burkina, puntando decisamente a meridione.
In serata ricevo una nuova telefonata da Roberto perché gli sms non riescono a giungere a destinazione.
Mi dice che si sono fermati a Segou, al Centro di Accoglienza, nello stesso posto in cui abbiamo trascorso la notte due anni fa, assieme agli amici italiani conosciuti in traghetto e con i quali abbiamo condiviso, poi, tutte le situazioni da Rabat fino a lì.
Sì, ricordo bene quel posto, molto modesto e trascurato, ma con vasti spazi adatti al campeggio. Non posso dimenticare poi che, nel tentativo di chiudere la porta della doccia (parola grossa), mi era rimasta la maniglia in mano per cui, dopo un primo attimo di panico, avevo dovuto invocare l’ aiuto esterno, mettendo a dura prova i miei polmoni e le mie corde vocali.
A conclusione della telefonata, Roberto mi anticipa che domani si recheranno a visitare Djenné. Ah che meraviglia! Quel posto io l’ho solo sognato. Chissà se un giorno potrò ammirarlo anch’io.
Incrocio le dita ed invio lassù il mio desiderio… non si sa mai.
Carré, martedì 27 dicembre 2011
Inizio la giornata, inviando una scarica di “Accidenti” al mio cellulare che ha deciso di andare in vacanza con gli sms.
Mi scuso con amici, conoscenti e familiari che mi chiamano per chiedermi il motivo del mio silenzio ai loro messaggini.
Seccata per questo contrattempo, provo a porre rimedio interpellando la mia compagnia telefonica che prontamente mi dà una ricetta.
Proviamo…ma i messaggi non arrivano lo stesso. Attendo speranzosa, mentre la mia mente ritorna là, da loro e li penso già in cammino, con il camion Magirus a fare da apripista e, a seguire, tutti gli altri mezzi. Come sono belli a vedersi!
Ricordo che, generalmente dal Mali in poi, al nostro passaggio, le persone accompagnavano il saluto della loro mano con un sorriso radioso. E la cosa era vicendevole. Tutto ciò mi creava un enorme entusiasmo e una gioia profonda.
Quante reminiscenze sulle tortuose strade del Mali… se ben ricordo, quasi tutte le principali vie di comunicazione del Mali sono a pagamento, siano esse asfaltate, in manutenzione o in costruzione.
Il tratto che da Segou porta a Mopti è discretamente transitabile, poco trafficato, ma piuttosto monotono: per centinaia di chilometri si ripetono in successione ordinata ampie radure con vegetazione non particolarmente lussureggiante, seguite da piccoli centri abitati protetti da barre di rallentamento più o meno “scassamacchine”.
Dopo San, si notano le prime costruzioni di fango con la copertura di fasci d’erba secca sempre più assomiglianti ai granai del Niger, ma questi si differenziano per lo stile sahel, ovvero per le pertiche che fuoriescono dall’edificio.
A 130 km di chilometri da Mopti, si incontra la deviazione per l’incantevole e pittoresca città di Djenné, raggiungibile dopo una trentina di km.
Anche se non ho mai avuto l’occasione di visitarla, ho potuto ammirare le immagini scattate lo scorso anno e quelle della guida che solitamente consultiamo, dove si legge tra l’altro che: “Djenné è situata su un’isola del fiume Bani …In questa località molto antica, ben poco è cambiato da quando fiorì nel XIV- XV . Ancor oggi quasi tutte le case, oltre alla famosissima moschea, sono in mattoni di fango e sono decorate secondo lo stile tradizionale del Sahel. Molte di loro hanno due piani oltre il pian terreno: il piano più alto era riservato ai padroni, il primo agli schiavi e il piano terra veniva usato per immagazzinare e vendere le merci.
Il primo posto nell’elenco delle cose da vedere spetta alla Grande Moschea, di fronte alla quale si apre l’ampia zona in cui viene allestito il Grand Marché… I colori, gli odori e i rumori, insieme alla maestosa moschea che funge da fondale, faranno di questo spettacolo uno dei momenti più belli della vostra visita del Mali e forse di tutta l’Africa occidentale”.
Ne sono pienamente convinta.
In queste zone si possono incontrare molti pastori o commercianti nomadi dell’etnia fulani (di derivazione anglofona)o peul (di derivazione francofona); di certo non passano inosservate le loro donne, le più modeste con l’anello al naso, le più benestanti con indosso braccialetti d’argento, collane di perle di vetro ed enormi orecchini d’oro, avvolti da seta o lana rossa nella parte superiore per proteggere l’orecchio.
Mentre penso ai nostri prodi che avranno potuto ammirare tutto ciò, giunge la tanto sospirata telefonata di Roberto, piuttosto stanco perché ha avuto qualche problema con un freno del Magirus e per tale motivo ha dovuto riportare il camion a Djenné da un tale che aveva il saldatore ad ossigeno.
Incompetente di tali cose, lo ascolto in silenzio, mentre mi annuncia che il programma del giorno dopo prevede una tappa a Mopti, per una visita al porto e al mercato, e il pernottamento a Bandiagara.
Mi promette che mi invierà un sms per descrivermi nei dettagli la giornata.
Non faccio a tempo ad avvisarlo del mio contrattempo con i messaggi che la comunicazione si conclude improvvisamente, però attendo ugualmente un segnale, nella speranza che un miracolo faccia funzionare nuovamente il mio cellulare.
Silenzio assoluto.
Pazienza, l’importante è averlo sentito e aver saputo che finora il viaggio procede secondo le previsioni.
A conclusione della mia giornata, invio il mio solito pensierino serale lassù, dove la comunicazione non registra mai impedimenti.
Carré, mercoledì 28 dicembre 2011
Naturalmente la giornata prosegue nel silenzio più assoluto… mi sto quasi abituando all’idea di non comunicare più con loro e non avere notizie.
Ma non mi arrendo, così verso sera chiamo proprio nel momento in cui sono a Bandiagara e Roberto ha appena terminato di consegnare il riso il materiale sanitario ad un funzionario del Ministero degli Esteri.
La comunicazione è talmente disturbata che gli strappo la promessa di sentirci dopo. Speriamo.
Alle 23.00 circa ricevo finalmente un messaggio:
“…Oggi ci siamo spostati da Djenné a Mopti e poi Bandiagara dove siamo ora.
Come negli altri porti, siamo attaccati da molte persone per farci da guida e venderci qualsiasi cosa perché non c’è nessuno in giro.
Siamo in un campeggio a Bandiagara; qui per ordine del governo, in ogni posto pubblico tipo albergo o campeggio, hanno messo i militari, ma la sensazione è quella che non ci sia nessun pericolo…Abbiamo consegnato il materiale sanitario e il riso ad un personaggio che lavora per il ministero degli esteri italiano …
Sono in branda…Abbiamo sistemato anche ACL che mi preoccupava un po’.
Abbiamo salutato anche le due ragazze e domani ci lascia anche Andrea : mi spiace molto perché è un ottimo e simpatico compagno di viaggio.
Domani sera arriva Franco…abbiamo bisogno dell’indirizzo di Ouagadougou per sapere dove andare.
Un abbraccio…e buona notte”
Buona notte gran capo, riposa bene perché domani sarà una giornata lunga e dura.
Carré, giovedì 29 dicembre 2011 BURKINA FASO
Oggi, se la memoria non mi inganna, il gruppo vivrà una “tappona” in piena regola. Da Bandiagara raggiungerà il confine con il Burkina Faso, passando da Koro. Quest’anno, avendo già provveduto ad ottenere il visto sui passaporti, non dovrebbero presentarsi problemi di alcun tipo, a meno che i soliti funzionari ritardino le pratiche per ottenere qualcosa in cambio.
Lasciata alle spalle la frontiera, i nostri valorosi dovrebbero transitare per Ouahigouya e quindi puntare verso sud- est, in direzione della capitale Ouagadougou.
A metà mattinata, ricevo stranamente una telefonata da Ale che mi chiede di poter contattare Padre Umberto per ottenere l’indirizzo e telefono del centro missionario di Ouagadougou, ovvero il posto in cui dovranno condurre il Magirus per adempiere ad un altro progetto di Missionland; in effetti, tale camion diventerà un supporto fondamentale per il progetto agricoltura, avviato dal Padre gesuita Umberto Libralato.
Dopo averlo sentito al telefono, invio a Roberto un sms per rispondere con dovizia di particolari alla sua richiesta, aggiungendo che il gesuita arriverà in capitale verso mezzanotte assieme al nostro viaggiatore Franco (n.d.r. Franco Nicoletti).
Verso le 21 arriva un messaggio, conciso ma efficace:
”… Siamo arrivati tutto ok… A dopo…”
Come sono felice! Meno male, ora sono più tranquilla.
Ma il dopo è quasi mezzanotte; infatti alle 23. 57 giunge l’ sms promesso :
“Oggi abbiamo salutato Andrea con tanta emozione. Una persona stupenda in grado di scambiare l’abbraccio per un’emozione provata nello stesso momento.
Aspettiamo che arrivino Franco e Umberto, poi decideremo cosa fare domani…
Buonanotte…”
E così i nostri amici, trascorreranno la notte in una delle capitali africane più caotiche tra quelle che abbiamo conosciuto.
Il traffico è costituito soprattutto dalle due ruote; non è raro,infatti, trovare in sella a scooter, bellissime ragazze, agghindate di tutto punto oppure famiglie al completo, dai tre ai sei componenti, che zigzagano per le vie di Ouaga, in mezzo ad un caos infernale, fatto di note acute e prolungate di clacson e lo smog che crea un’estesa foschia ovunque.
Ripenso con terrore alle volte che ci siamo ritrovati in mezzo al traffico, proprio nell’ora di punta. La stranezza è che il flusso è continuo, non si è mai bloccati se non ai semafori, mentre la sensazione è quella di far parte di un tutto in balia di una ben visibile corrente che ti affianca, ti supera, ti taglia la strada, ti porta dove vuole lei. Ovviamente la distrazione è altamente sconsigliata.
Bando ai ricordi, mi auguro che domani i nostri viaggiatori decidano di fare un giorno di sosta, sia per recuperare le forze, sia per godersi finalmente un po’ d’Africa anche a piedi.
Carré, venerdì 30 dicembre 2011
Come previsto, oggi sarà una giornata di relax in santa pace e di festa per tutti, compresa la sottoscritta.
Patrizia, la mamma di Ale, mi aveva preannunciato, infatti, che stasera i nostri amici intendono festeggiare in anticipo il Capodanno, vista la presenza di tutti i componenti del Gruppo.
Invio un sms con una sfilza di domande e per tutta risposta ricevo un messaggino scherzoso, segno che l’atmosfera è quella giusta. Bene, sono contenta.
Telefonata Verso le 14.30 riesco a mettermi in contatto con Roberto, dalla voce alquanto strana. Mi spiega che la polvere e l’escursione termica, tra il giorno caldissimo (35°C) e la sera piuttosto fresca, sono la causa del suo banalissimo, ma fastidioso raffreddore.
Nonostante tutto, riesce a comunicare piuttosto chiaramente.
Mi spiega con ammirazione che la struttura in cui sono ospitati, il Centro San Camillo, è un ospedale enorme ed è presente anche la Direzione dei Gesuiti; Padre Umberto Libralato è l’ incaricato che coordina i progetti della Compagnia di Gesù nel Burkina.
Riferendosi poi al progetto agricoltura, per il quale Missionland ha condotto laggiù il Magirus, Roberto mi informa che ovunque è un disastro: il miglio e il grano non sono mai maturati perché è venuta a mancare l’acqua durante la stagione delle piogge. Anche questa zona, quindi, come per il Mali, ha già dichiarato lo stato di carestia.
Non faccio tempo a rattristarmi per questa terribile notizia che Roberto mi comunica rapidamente tutta la sua soddisfazione per la super efficienza dimostrata dai meccanici del gruppo, in occasione della riparazione del mozzo dell’ACL .
Bene, questo mi conforta sicuramente, però l’immagine dei campi aridi continua a rimanermi dentro … Che tragedia! Tutto ciò mi crea angoscia.
Ma gli avvenimenti che seguono il corso della mia giornata, mi aiutano a superare il mio malessere.
Nel pomeriggio, infatti, sono sorpresa nel ricevere la gradita visita della moglie di Antonio.
Davanti ad una calda tazza di the, discorriamo piacevolmente del più e del meno, ma, alla fine, i nostri discorsi convergono ovviamente sul viaggio di Missionland, sul gruppo e sui fatti accaduti in Nigeria.
Mi commiato da lei perché ho un appuntamento in pizzeria con Daniela, la compagna di Guido.
Mentre percorro il tratto di strada per raggiungere il locale, mi arriva un messaggino di Roberto che leggo, però, seduta al tavolo.
Messaggio: “ …Finito di scaricare e ricaricare. Ora andiamo a cena dall’avvocato amico di Luisa e domani partenza all’alba per il Niger”.
Eh già, hanno dovuto liberare il Magirus e suddividere il carico tra i restanti mezzi. Ora, anche Roberto ed Ale dovranno prendere posto su un nuovo veicolo.
Conoscendolo, posso solo immaginare dove si sistemeranno...
Alla fine della serata, trascorsa soprattutto a conversare, mi rendo conto di aver riportato l’ago del mio equilibrio verso un ritrovato benessere, probabilmente grazie anche al modo così pacato e cordiale della mia interlocutrice .
Appena rincasata, ricevo l’ultimo sms della giornata:
Messaggio: “Ciao tesoro stiamo rientrando dalla serata fatta dall’avvocato.
Incredibile emozione per le parole dette dall’avvocato nei miei e nostri confronti. Esagerato!
Antonio ha pianto e più di qualcuno, compreso il sottoscritto, ha fatto gli occhi rossi.
Luisa ha fatto il discorso di saluto e giù…
Serata forte e piena di emozioni.
Missionland questa sera ha fatto il botto…”-
Non so bene cosa Roberto abbia voluto dire con quest’ultima frase, ma mi sembra di leggere tra le righe che i nostri viaggiatori abbiano trascorso una stupenda serata, all’insegna delle emozioni più profonde.
Rileggo più volte il messaggio e, senza accorgermi, mi trovo prima ad annuire e poi a sorridere felice assieme a loro.
Carr é, sabato31 dicembre 2011 S. Silvestro NIGER
Sto per salutare l’ultimo giorno di un anno che ricorderò solo per alcuni avvenimenti positivi. Personalmente non mi lusingo che il prossimo sarà migliore , ma mi riprometto di affrontarlo con maggior spirito di adattamento, atteggiamento che si è rivelato fondamentale durante i miei viaggi.
Dalle informazioni ricevute ieri sera, so che stamattina il gruppo si è alzato all’alba per intraprendere una gravosa frazione di circa 650 km, in modo da lasciarsi alle spalle il Burkina, entrare in Niger, attraversare la capitale Niamey e raggiungere quindi Dosso.
Oltrepassando la frontiera di questo paese africano senza sbocchi sul mare, si ritorna alla stessa ora dell’Italia.
Purtroppo, come sta avvenendo con una certa frequenza, non riesco a ricevere notizie dal nostro gruppo, per cui devo ricorrere al mio vecchio e prezioso diario, in cui posso ritrovare moltissimi dettagli annotati due anni fa.
Allora eravamo giunti alla frontiera del Niger provenendo dal Mali, da Gao, città ora interdetta per i continui disordini che si verificano tra l’esercito maliano e i tuareg.
Presumo che i nostri, invece, arrivando dal Burkina, entreranno più a sud, da Kantchari.
Nel 2009, quando arrivammo alla frontiera di Koloko, l’Ispettore capo della Polizia ci fece accompagnare fino a Niamey da una scorta armata, decisione resasi necessaria dopo il tragico episodio in cui furono trucidati degli arabi sauditi da parte di banditi maliani senza scrupoli.
Fu un’esperienza incredibile: io e Roberto, alla guida del nostro L 200, a fare da battistrada, mantenendo una velocità costante di 60 km orari ; ciascun veicolo, poi, doveva distanziarsi l’un l’altro di circa 150 metri; a chiudere la fila, il Toyota pick up, con a bordo i sei agenti del corpo speciale, armati di Kalashnikov e pronti ad intervenire ad un minimo accenno di veicolo sospetto.
Il tragitto fino a Niamey fu carico di tensione, perché attendevamo da un momento all’altro il probabile colpo di scena; incredibile, invece, fu l’attraversamento facilitato dei centri urbani dove non esistevano ostacoli per noi, fossero pure semafori rossi o sbarre nei pressi dei caselli delle superstrade che venivano prontamente sollevate al nostro passaggio.
Ci sembrò di vivere un’interminabile, estenuante, ma elettrizzante scena di un film!
Grazie a Dio, arrivammo in capitale dove imboccammo, dopo vari tentativi, una panoramica e scorrevolissima strada a quattro corsie, così poco trafficata da raggiungere alquanto rapidamente Dosso.
Ricordo che il centro di tale località ci apparve piuttosto caotico e sporco, giustificato dal fatto che era la notte di Capodanno. Esattamente come oggi.
Trovammo sistemazione presso l’ albergo Djema, dall’aspetto e dal contesto terrificanti . Il motel si rivelò un autentico paradiso di scarafaggi giganti, in cui la camera matrimoniale più lussuosa, definita “mini suite”, comprendeva, per una tariffa esagerata di 40 euro (corrispondente circa ad un loro stipendio mensile), una stuoia fissata alla parete con grucce con la funzione di armadio, una vecchia poltrona inzaccherata, un anonimo tavolino, il frigo aperto non funzionante, la televisione con i canali annebbiati e un ampio bagno di 25 mq in cui campeggiavano solo un lavandino e la doccia.
Accordati sul prezzo e sulla sistemazione, l’avventura continuò anche nella ricerca di un posto per cenare, perché, dopo un lungo girovagare per la città, capimmo che l’unico locale ancora accessibile era il Restaurant Des Arts, dove dividemmo quello che era rimasto in cucina, ovvero tre porzioni di pollo e patatine tra dieci persone.
Che dire! Ritornammo all’albergo, stanchi, affamati e poco desiderosi di rintanarsi in quelle squallide stanze.
In cuor mio auguro maggiore fortuna ai nostri amici che, secondo i miei calcoli, dovrebbero già trovarsi nelle vicinanze di questo posto, considerato il centro culturale e spirituale dell’etnia Djerma.
Dopo tanta attesa e parecchi falsi allarmi, alle 21.30 arriva finalmente il “bip bip” che aspettavo:
Messaggio: “…Arrivati ora a Dosso poi ti chiamo…”
Ma ormai so già che il “poi” corrisponde all’incirca ad un’ora e infatti:
Messaggio: “Ci siamo accampati vicino alla polizia di Dosso, ma è arrivato il capo della polizia che ci fa spostare alla centrale dove saremo più sicuri. A dopo…”
E mancano 5 minuti a mezzanotte quando ricevo l’ultimo sms:
Messaggio: “… sono cotto. Siamo accampati all’interno della centrale di Polizia di Dosso . Oggi abbiamo fatto 650 km e due frontiere. Il resto è ok...
Buona notte dal profondo del mio cuore”
Gli invio i miei auguri di “buon anno” che, inaspettatamente, non vengono contraccambiati.
Eh già, cotto e… stramazzato!
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