Lesbo – Notizie dal porto

Questi sono solo i primi volti di quella che sembra dover diventare una lunga processione di dimenticati. Per loro tre minuti di silenzio. Sono le 8 del mattino del 22 marzo al porto di Mitilene, isola di Lesbo.
All’ indomani dalla firma dell’accordo Europa – Turchia che prevede il respingimento forzato dei migranti privi dei requisiti d’asilo UNHCR ha sospeso tutte le sue operazioni sull’ isola ad eccezione del servizio di monitoraggio.

Oggi due recuperi: il primo ad opera della squadra norvegese di Frontex, il secondo da parte della Guardia Costiera Greca, 200 migranti in tutto. I numeri si sono ridotti, ma il flusso non si ferma, a ricordare il fatto che gli oltre 2 milioni di migranti in transito su suolo turco e il nuovo agreement non sembrano andare molto d’accordo. Il loro e’ un viaggio che ora piu’ che mai sembra dover essere accompagnato dal rumore incessante di un motore: una rapida staffetta che dai gommoni porta al ponte dei pattugliatori, quindi alla banchina dove aspettano gia’ accesi i bus per l’ultimo trasporto verso il centro di registrazione di Moria, utilizzato da ora come struttura di detenzione.

Una traversata estenuante per sopportare la quale i bambini vengono spesso sedati con farmaci di dubbia provenienza e dosaggi approssimativi, come riferito dai medici di Rainbow for Africa, un Ong torinese, che con Missionland, Nutriaid e WAHA gestisce l’unica clinica presente al porto.

Una volta registrati i migranti verranno divisi tra elegibili per la domanda di asilo e quelli da rimpatriare, accompagnati da altri motori di nuovo in Turchia.
Gli interventi si ripetono incalzanti come nei mesi precedenti ma se prima le operazioni di recupero e soccorso facevano riferimento ad una logica umanitaria, fatta di associazioni e Ong che con le proprie risorse cercavano di arginare le conseguenze di una migrazione sconnessa, ora tutto assume l’aspetto di un enorme manovra di deportaggio.

Il massiccio intervento istituzionale fa la sua entrata pachidermica per lentezza e dimensione, dimostrando ancora una volta di non aver imparato nulla dalla coraggiosa iniziativa della societa’ civile, con in piu’ il paradosso di forzare ora quest’ ultima ad una scelta amara: decidere se sia preferibile consegnare alle autorita’ persone sane e asciutte piuttosto che inferme e bagnate.

 

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